domenica 15 febbraio 2015

Vuoi vedere un film di Wenders?

C’è voluta l’influenza, qualche settimana fa, per farmi scoprire Wenders. Ho iniziato con The Million Dollar Hotel, un film del 2000, che racconta di alcuni sbandati, ospitati in un albergo di Los Angeles. 
La trama gira intorno alla storia d’amore tra Tom Tom (Jeremy Davies) ed Eloise (Milla Jovovich), mentre l’agente FBI Skinner (Mel Gibson) deve risolvere un complicato caso di omicidio. La sceneggiatura del film è di Bono degli U2, e degli U2 sono anche le canzoni che fanno da colonna sonora al film.  L’albergo del film è stato reso famoso, dagli stessi U2, nel video di Where the Streets Have No Name.
In seguito, l’influenza era ormai un ricordo, ho risalito in disordine la filmografia di Wenders: Il Cielo sopra Berlino, Falso Movimento, Lo stato delle Cose, Fino alla fine del mondo. Non tutti questi film mi sono piaciuti alla stesso modo, pare comunque che siano tra i suoi capolavori.
Di certo si tratta di un regista di grande fama, che merita di essere apprezzato. Ho l’impressione, da profano, che i suoi film non si vedano per come vanno a finire, ma nella speranza che non finiscano mai. Tale e tanta è la qualità, come regista, di Wenders. Quello che maggiormente mi attrae e mi colpisce, del suo cinema, oltre al lato pittorico dell’immagine,  è il modo in cui sono architettate le storie.  Il tema ricorrente è il viaggio, sia nel suo senso reale – spostamento fisico – sia in quello psicologico, cioè come scavo interiore dei personaggi. Ma la cosa particolare, dicevo, è la trama, che sembra qualcosa di fragile e incerto. Quasi diresti che non esista, e si perda come un’ipotesi o una metafora alla fine di ogni film.
I personaggi invece, loro sì, sono dominanti. Ogni film vive soltanto nello spazio fra i personaggi e dei rapporti fra essi. Perennemente in fuga, in relazione tormentata con sé stessi, la vita e il mondo attorno, sono loro a farla da padroni e dettare i tempi, l’azione e gli avvenimenti. Come in Lo stato delle cose, dove c’è un film da girare a Lisbona, un produttore corso via, e gli attori che non sanno che fare del proprio tempo; e danno semplicemente l’idea di vivere, dietro la cinepresa, la vita reale, intesa come precarietà e frammento, problemi quotidiani. 
Si reggono molto anche sulle parole e la musica, i film di Wenders. Sono le sottolineature epiche che questo regista utilizza di più. Immagino molti critici azzuffarsi per riuscire a decifrare il messaggio di un regista così complesso, di fronte a storie che hanno tutto l’aspetto del mosaico e della pluralità dei linguaggi, quando l'arte diventa un piacevole rompicapo.  

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...