giovedì 26 aprile 2012

Il villaggio di San Salvatore

San salvatore di Cabras, sulla cartina
Oggi il villaggio di San Salvatore è soltanto un novenario, che si anima verso i primi di settembre, in occasione dell'annuale corsa degli scalzi di Cabras e della festa di San Salvatore. 
Qui si svolgono i riti delle novene (di nove giorni) tipici del cattolicesimo di Roma e molto radicati nella religiosità sarda. 
Ma la storia di questo borgo agreste, posto sulla strada a poca distanza dalla località balneare di San Giovanni di Sinis e di Tharros, è anche molto altro.  
Ad esempio, negli anni '60 del secolo scorso fu utilizzato come set di alcuni film western, come dimostra il video in basso. 
Questo non deve stupire. La basse colline del Sinis, che d'estate diventano campi dorati e spesso sono ancora coltivati in arido, ricordano da vicino i paesaggi messicani. Certo, da queste parti non furono girati la saga "spaghetti western" di Sergio Leone e capolavori come C'era una volta il west; ma episodi di cinematografia minore dove poterono trovare spazio pure diverse comparse locali. 
Fin dall'antichità, il villaggio di San Salvatore è stato frequentato da pescatori e marinai provenienti da Tharros. Tra le antiche e tipiche case, alcune in ladiri, si trova una chiesa che viene fatta risalire al Medioevo ma la cui esatta datazione è il XVI secolo. 
Al suo interno è sito un tempio ipogeo, un santuario pagano di epoca nuragica a cui si accede da una grata e nelle cui stanze sotterranee si trova un pozzo. L'ipogeo era dedicato al culto delle acque, ritenute medicamentose. Il culto proseguì anche in epoca cristiana.
Attorno al pozzo si sviluppano quattro vani, scavati nella roccia viva, dove sono presenti raffigurazioni di vario tipo, un tempo erano intonacate da pitture di notevole valore artistico. Si vedono qua e là iscrizioni in latino, arabo, greco, probabilmente secondo uno schema di valore magico. Una iscrizione punica, rufu=guarisci, indica dove forse si verificava una forza guaritrice. 
Un po' in tutte le stanze ci sono disegni di navi di varie dimensioni, a testimoniare appunto che il luogo era frequentato da marinai e pescatori della zona. Una di queste è la rappresentazione fantastica di una nave che ha come prua una testa d'animale, invece un'altra riproduce forse un galeone spagnolo. In un'altra stanza di vede una figura umana che invoca salvezza durante un naufragio. Nelle epoche passate i naufragi erano molto comuni e salvarsi suscitava riconoscenza verso la divinità e conversioni.
Nel sei-settecento l'ipogeo venne utilizzato come luogo di sepoltura di appestati, lo fa credere il fatto che venne ritrovata una grande quantità di scheletri. 


(foto: http://www.panoramio.com/photo/11723640)

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