venerdì 3 febbraio 2012

Le prigioni ecclesiastiche

Finestra sulla strada
Non capita molto spesso l'occasione di poter fare una visita, a Oristano,  alle prigioni ecclesiastiche. L'ultima volta è accaduto per Monumenti Aperti ma per quanto mi riguarda mi sono lasciato sfuggire la preziosa opportunità.
Fortunatamente poi sono state riaperte, nel periodo di Natale, in occasione di una mostra di presepi realizzati dall'Azione Cattolica.  Se non fosse stato per il cartello affisso alla porta che riportava gli orari della stessa, sarei passato oltre senza neppure notarle. 
In effetti, le prigioni si trovano a fianco al Palazzo Arcivescovile, poco prima delle scalinate che portano alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. L'ambiente è costituito di alcuni piccoli vani, dal soffitto non molto alto, comunicanti tra loro e che si sviluppano nel sottosuolo. Ogni stanza immette nell'altra, facendo pochi scalini. La stanza più grande è l'ultima, dotata anche di una porta d'ingresso - ormai sbarrata - e di uno spazio ricavato nella profondità del muro, che doveva essere una piccola cella. Mentre si scende, si nota una finestra posta all'altezza della strada, e sui muri scrostati sono visibili molte scritte, alcune  in greco e qualcuna perfino in arabo (lasciata, chissà, da qualche pirata berbero nel tempo). 
Vecchia porta d'ingresso
Le prigioni ecclesiastiche, come fa capire il loro nome, incarceravano le persone che avevano commesso crimini religiosi, materia di diritto su cui la Chiesa amministrava la giustizia. Sono state operative dal 1400 fino praticamente all'Unità d'Italia, e su esse si sa molto poco in quanto mancano fonti e ufficiali. Forse in epoca successiva vennero usate come rifugio.  
Esse si ricollegano senz'altro alla presenza in Sardegna dell'Inquisizione spagnola, che dal 1492 al 1563 ebbe sede a Cagliari, e successivamente si spostò a Sassari. Essa era presieduta da un inquisitore generale, designato dal re con nomina papale, coadiuvato da un consiglio di non più di dieci persone di nomina regia. L'Inquisizione venne abolita soltanto nel 1834.
Allo scopo di reprimere i disordini, e far fronte alla dilagante criminalità, conseguenza di guerre e tensioni sociali, già nel 1564 Filippo II iniziò una riforma giudiziaria istituendo la Reale Udienza, un tribunale supremo della monarchia spagnola che dirimeva sia le cause civili che quelle criminali. All'interno del corpus di leggi raccolte e promulgate dalla Reale Udienza, vi fu verso la fine del '500, anche una revisione delle norme criminali della Carta de Logu
Di certo le prigioni ecclesiastiche non dovevano essere un luogo molto accogliente. In particolare, nei casi non rari di alluvioni della città conseguenti a forti piogge, i carcerati facevano la fine dei topi. Nel caso dei condannati a morte, si dice che questi trascorressero l'ultima notte nella cappella della chiesa di San Martino, situata vicino al vecchio ospedale. 

2 commenti:

  1. Certo che visitare questi luoghi ti
    fa pensare....
    Sopratutto a quei poveri
    condannati dall'Inquisizione che venivano
    accusati senza potersi difendere da fatti
    non commessi.
    Che tristezza!!!

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  2. Si Lory è un posto inquietante, l'inquisizione spagnola poi era la peggiore: spesso accusava qualche nobile solo allo scopo di privarlo delle sue ricchezze... Molti degli accusati erano ebrei e chiunque professasse una religione diversa, ad esempio protestantesimo... Nelle piazze delle città dove ha avuto sede, ad esempio Cagliari, si facevano gli autodafé, processi pubblici in piazza che si concludevano immancabilmente con la condanna... un saluto

    Pino

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