domenica 26 febbraio 2017

La storia de Su Componidori

La maschera de Su Componidori (foto www.oristanesi.it)
A Oristano la Sartiglia non si è sempre corsa ma si dice che Su Componidori non abbia mai fatto mancare la sua benedizione alla città, anche negli anni terribili di guerre, pestilenze, desolazione e morte. Come nel 1656, quando la peste nera uccise gran parte della popolazione di Oristano e dei paesi vicini. Quella volta, Su Componidori fu vestito nella notte dalla massaia manna, al lume di candela. E con  Sa Pippia 'e maiu (la bambina di maggio, il suo scettro di violette) uscì per una deserta via Duomo a dare il suo saluto agli scorci medievali della città
Buona parte del fascino della Sartiglia, sta proprio nella figura grottesca e  indefinibile del capocorsa. A cominciare dalla sua maschera, che gli conferisce uno straordinario fascino, e dal suo vestito, che mescola abilmente pezzi di Medio Evo con presenza catalana e piemontese. Una camicia di merletti, il velo bianco e il cilndro, stivali di cuoio su abito da cavaliere.  
Intorno a lui ruota tutta la manifestazione, che ufficialmente inizia il giorno della Candelora con la scelta da parte del presidente del Gremio (quello dei Contadini e dei Falegnami, le antiche corporazioni, in passato erano molte di più) de Su Componidori e con la consegna del cero benedetto. 
Su Componidori esce dalla casa del Gremio 
Ma è la vestizione, il giorno della domenica e il martedì di Carnevale, a trasformare un cavaliere come tanti in una divinità agricola, nè uomo nè donna. La cerimonia inizia verso mezzogiorno, alla presenza di poche decine di invitati nella casa del Gremio.  Secondo un preciso rituale, is massaieddas, coordinate da Sa massaia manna,  tutte donne in costume sardo, se ne occupano con destrezza. E Su Componidori, seduto su una sedia posta sopra un tavolo, con a fianco la bandiera del Gremio, da quel momento non può più toccare terra, e dovrà salire direttamente sul suo cavallo.
Fuori lo attendono Su Segundu e Su Terzu, al primo di questi è riservato l'onore come per il capocorsa della discesa con su stoccu, la spada di legno. Sulle spalle de Su Componidori, invece, c'è tutto il peso dell'andamento della giostra. A lui spetta l'inizio alla giostra  attraverso l'incrocio delle spade con Su Segundu, sotto la stella, antico segno di lealtà cavalleresca. E poi la prima discesa, e la scelta dei cavalieri che parteciperanno alla corsa alla stella. E ancora a lui toccano la decisione di chiudere la manifestazione, e la discesa conclusiva per dare la benedizione, quando sdraiato in modo spettacolare sul proprio cavallo agita nell'aria Sa Pippia 'e Maiu.
Da via Duomo, con le ombre del crepuscolo invernale che calano veloci sulla folla, ci si sposta allora nella Via Mazzini, per le Pariglie. Anticamente queste acrobazie di cavalieri che discendono riuniti in terzetto, erano lo spettacolo che avveniva fuori dalle mura giudicali di Oristano ed erano l'espressione del divertimento popolare, mentre la Sartiglia era riservata all'aristocrazia. Anche qui l'apertura spetta a Su Componidori, al quale però è vietato esibirsi in giochi pericolosi. 
A fine giornata, quando viene svestito dalle massaie e gli viene levata la maschera, quello de Su Componidori è il volto di un lottatore stremato, consapevole di avere vissuto una giornata indimenticabile e di esserne stato il grande protagonista. Questo bellissimo video, racconta l'esperienza con le parole di chi l'ha vissuta. 

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