lunedì 16 gennaio 2012

Naufragio della Concordia, si rischia il disastro ambientale

Vedere in lacrime, o quasi, l'amministratore delegato di Costa Crociere fa una certa impressione.  E non di meno ne fa vedere un gigante del mare, la nave Concordia, riversa su un fianco, spiaggiata come un'enorme balena sulla costa dell'Isola del Giglio.
Ma questa tragedia del mare resta soprattutto il sogno infranto di tanti passeggeri, semplici vacanzieri, che si erano imbarcati per vivere un esperienza fantastica divenuta poi un incubo. 
A tre giorni dal naufragio della Concordia, ormai le responsabilità si vanno chiarendo, e purtroppo anche il conto delle vittime è stato aggiornato (sono sei, compreso il pensionato sardo di 86 anni Giovanni Mascia) mentre i dispersi sono 26. Oggi le attività di soccorso sono andate più a rilento e sono state effettuate solo nella parte emersa, in quanto il mare mosso ha iniziato a spostare la nave dalla sua posizione, e i rischi delle immersioni sono elevatissimi. 
Ora però a preoccupare è la fuoriuscita di carburante e di altre sostanze inquinanti dai serbatoi della nave, che potrebbe causare, in un'oasi naturalistica di grande pregio, un disastro ambientale senza precedenti, con  danni molto gravi alla fauna e alla flora marine, ai fondali e alle vicine coste dell'arcipelago.  
Si annunciano complesse anche le operazioni  di recupero del relitto, che sono state affidate agli ingegneri della Smit di Rotterdam. Bisognerà rimettere in verticale la nave, e fare in modo che possa galleggiare, cosa non ovvia perché va riparata la falla e andranno messe in moto tutte le pompe per fare fuoriuscire l'acqua. Successivamente il transatlantico sarà rimorchiato fino a un cantiere. Tutte operazioni complesse, se si pensa alle dimensioni "titaniche" della nave: è lunga 293 metri e pesa 114.500 tonnellate. La seconda ipotesi, smontarla pezzo per pezzo, sarebbe ancora più lunga e difficile.  

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