domenica 8 gennaio 2012

Lord Vernon, il cercatore d'oro

Phileas Fogg
Per immaginarvelo dovreste pensare a Phileas Fogg, l'inglese dalla flemma memorabile opera di Jules Verne, con bombetta, guanti, bastone, modi compiti e aristocratici. Oppure a qualcuno dei personaggi, anch'essi inappuntabili, descritti da Stevenson e ruotanti intorno alla vicenda del dottor Jekill e di Mr. Hide.
Non doveva essere troppo diverso da loro, George John Varren (1803-1866), quinto barone di Vernon e membro dal 1837 della Camera dei Lord. Come ogni giovane aristocratico, praticava e amava la caccia, e compì il Grand Tour in Italia per completare la propria cultura ed educazione. Si stabilì a Firenze, dove entrò in contatto con gli ambienti culturali dell'epoca e diventò un letterato, membro di numerose società e dell'Accademia della Crusca. Si dedicò allo studio di Dante e della Divina Commedia, in particolare l'Inferno, a lui si deve un'importante lavoro in inglese, corredato di note. Finanziò anche ulteriori studi di grande valore sul sommo poeta, a cui parteciparono i più validi uomini di lettere italiani.
Lord Vernon fu uno dei tanti viaggiatori dell'Ottocento che visitarono l'isola in cerca di fortuna. In Sardegna, già notabili come il marchese d'Arcais e il Lamarmora erano stati tra i cercatori d'oro che avevano compiuto degli scavi a Tharros, allo scopo di creare o ampliare la propria collezione privata. Lord Vernon fu il più fortunato di tutti: le sue prime ricerche nell'importante sito archeologico fecero emergere 14 tombe a camera cartaginesi, con il ricco corredo funerario di antichi principi punici che andarono ad arricchire la sua residenza fiorentina.

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