mercoledì 28 dicembre 2011

Giorgio Bocca, un italiano contro

Insieme a Indro Montanelli ed Enzo Biagi, probabilmente Giorgio Bocca è stato tra i più grandi giornalisti italiani del dopoguerra. La sua semplicità di stile  è stata inversamente proporzionale alla lucidità di pensiero e grandezza d'ideali.
Lo ha definito bene ieri Umberto Eco, con una battuta, mentre usciva dalla chiesa dove si è celebrato il funerale, dicendo che Bocca "era un grande montanaro che non le mandava a dire". Ed Ezio Mauro,  del cui giornale, la Repubblica, il giornalista di Cuneo fu tra i fondatori, ne ha ricordato la versatilità del talento: da quello di cronista, ad autore di inchieste e reportage, a vivace polemista. Gad Lerner nel suo blog, ha parlato del debito di gratitudine che lo legava a Bocca.
A testimoniare questo fatto restano frasi dissonanti, registrate anche sul web, di chi non ha mai accettato il suo modo diretto e schietto di dire le cose, a volte perfino brutale, sempre segnato però da un rigore morale che non ammetteva sconti. Lezione di vita che arrivava, ha sempre raccontato nelle sue interviste, dall'avere partecipato alla Resistenza, ed essere stato un partigiano. Non sarà un caso, infatti, che il suo feretro è stato accompagnato dai cori di "Bella, ciao". Il suo essersene andato il giorno di Natale sembra l'ennesimo sberleffo a una società dei consumi che non ha mai smesso di criticare, mentre è quasi un onore che sia mancato nell'anno del centocinquantennio dell'Unità d'Italia, lui che che in fondo è stato un patriota, privo di retorica.

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