martedì 27 dicembre 2011

Come si cucina il maialetto arrosto

E' diventato un simbolo dell'isola al pari del nostro mare color smeraldo... Il maialetto arrosto (o porceddu, come dicono i continentali) è una leccornia la cui fama ha da tempo varcato i confini sardi ed è un'ottima ambasciatrice della cucina sarda nel mondo.  
I cultori si dividono in due scuole: chi esige che il maialino sia tra i quatto e i cinque kili, nutrito di solo latte, e chi preferisce quello di circa 10 kg, onnivoro e foderato da uno strato di grasso. Esistono due scuole anche in fatto di cottura: allo spiedo e cotto al fuoco lento di legna profumata con mirto, alloro e salvia (impiega circa due ore);   oppure sotto terra, o come facevano gli antichi, a carraxiu.
Questo secondo metodo è un'eredità agropastorale, quando a volte tra comunità rivali il maialetto era frutto di abigeato, e mentre lo si cucinava non ci si voleva fare troppo notare.  In questo caso si scava una buca, la si riempie di braci per poi svuotarla della cenere e ricoprirla con frasche di mirto e timo, vi si adagia quindi il maialetto, si ricopre ancora di terra e sopra si accede un falò al cui calore questa delizia cuoce per ore.

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