domenica 13 novembre 2011

Il sapore dell'autunno

Alberi di Castagno e tenuta di Jas de Bouffan (Cezanne)
Non per essere stagionali come il calendario di Frate Indovino, ma con l'autunno, si sa, arriva anche il tempo delle castagne. Già gli alberi di castagno sono abbastanza suggestivi, arrampicati su colli e basse montagne, in luoghi accessibili a tutti, ma che spesso sono località minori e silenziose. Alberi dal tronco robusto, stretti parenti della quercia, sono buoni per costruire tavoli, travi, e con il loro tannino tengono lontani i tarli, mentre decisamente meno valido è il loro utilizzo per fare il fuoco nel camino, dove i pezzi di legno si trasformano in braci che scompaiono velocemente. Il castagno, come albero, è figlio di un altra epoca: infatti da frutti solo dopo quindici anni, e questo rimanda a un tempo in cui il contadino poteva piantarlo aspettandone la maturazione, come un investimento a lungo termine. 
Le castagne, in passato, erano note come il pane dei poveri. Ben cotte erano un alimento veramente digeribile ricco di amidi, una buona quantità di proteine e grassi, parecchi minerali e vitamine, soprattutto del gruppo B. Oggi sono adatte nei casi di spossatezza, per i bambini o per chi ha bisogno di una cura rimineralizzante, per i convalescenti, gli anemici, per rinforzare la muscolatura e perfino nei casi di stitichezza. Arricchiscono le tradizioni gastronomiche di molte regioni d'Italia, specie nelle zone dell'Appennino, ma non mancano neppure in Sardegna, dove ogni anno ricorrono importanti sagre: come nella Barbagia di Belvì, o ad Aritzo.  Impossibile non pensare al senso di infanzia che emana un cartoccio di caldarroste stretto nelle mani infreddolite, o l'immagine un po' fuligginosa del caldarrostaio che tra vampe e cenere, fumo e  profumo, le fa saltare in neri bracieri. Numerose anche le ricette e i dolci che si fanno con le castagne, come in questo video. Io non sono molto originale, a me piacciono semplicemente bollite o arrosto. 

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