sabato 22 ottobre 2011

L'autostop, ovvero il mito del viaggio

Erano i tempi degli hippie, che indossavano vecchi sandali di cuoio e un abbigliamento anticonformista, negli anni '60.  Allora, per spostarsi e viaggiare in America, specialmente, bastava fermarsi al ciglio della strada e fare il classico gesto del pollice alzato. Era sicuro che qualcuno vi avrebbe preso a bordo, se non altro per respirare anch'egli un po' dell'aria di libertà che ispiravano gli hippie - atmosfera ben descritta da film come Easy Rider, manifesto di quel mondo e della voglia di evasione dalla società borghese.
Ma l'autostop in realtà è una pratica di viaggio più antica. Se stiamo alla cinematografia, già nel film  Accadde una notte del 1934, un'ereditiera scappa di casa, viaggiando in bus e in autostop, e l'attore Clark Gable, suo compagno di viaggio, gliene spiega i trucchi: dito cordiale, sorriso amichevole, sguardo appassionato o implorante... alla fine però a funzionare sarà il metodo brevettato della gonna sopra il ginocchio, scena cult del resto. E sempre in tema di mito americano, come non ricordare uno dei simboli della beat generation, il romanzo Sulla strada del '57 di Jack Kerouac? Tutte rappresentazioni della realtà, evidentemente. 
Infatti quest'abitudine di spostamento esisteva già nell'America della Grande Depressione del '29, quando molti disperati in cerca di lavoro si muovevano verso le aree meno popolate e più ricche con mezzi di fortuna, soprattutto camion. Il turismo, perlomeno allora, c'entrava molto poco. Se parliamo di "hobo", cioè vagabondi,  nell'America  di fine ottocento e non solo c'erano già tanti disoccupati e orfani che vivevano "on the road" e si imbarcavano clandestinamente su treni merci: perlopiù giovani irrequieti dallo spirito ribelle, tra loro qualche nome famoso: Jack London (1876-1916), Woody Guthrie (1912-1967), e venendo a tempi più recenti  il già citato Jack Kerouac (1922-1969) e Bob Dylan (1941). L'autostop è sempre stato un modo di scappare da una realtà ordinaria o problematica in cerca di una situazione migliore, il cinema ne ha tratto di volta in volta motivi tragicomici e avventurosi: in Ricomincio da tre (1981) Massimo Troisi chiede un passaggio a un'aspirante suicida, in Due per la strada (1967) Audrey Hepburn e Albert Finney si conoscono durante un viaggio in autostop per l'Europa, Guida galattica per autostoppisti (2005) mostra il rischio di essere... portati a spasso per l'universo, Autostop rosso sangue (1976) e The hitcher (1986) , sono la versione da incubo, quando si finisce nelle mani di un pericoloso rapinatore o di un serial killer. 
Molte anche le canzoni dedicate a questa forma di viaggio, da Autostop di Patty Pravo nel '79 a quella degli Audio 2 nel 2009, fino all'intero album "The Pros and Cons of Hitch Hiking" (Vantaggi e svantaggi dell'autostop) di Roger Waters, nel 1984.

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