lunedì 29 agosto 2011

Si chiude il Festival dei poeti

Michela Murgia (Foto di Stefano Flore)
Ha iniziato la scrittrice cabrarese Michela Murgia, con un racconto esilarante e di profonda arguzia (vedi il video) sulle naturali attitudini poetiche del parlato sardo, delle sue massime e dei suoi modi di dire. Dai toni augurali, al tipico frestimmu (in italiano corrisponde  a una maledizione, spesso scherzosa) pronunciato in lingua sarda, dove si nasconde l'uso di figure retoriche come l'iperbole, che sembrano fatte apposta per sdrammatizzare, accrescendole a dismisura con effetto comico, le situazioni di vizio e di virtù della vita quotidiana. Anche quest'anno, giunto alla VII edizione, il festival dei poeti di Seneghe, Cabudanne de sos poetas, insolitamente anticipato ad agosto, si è confermato una delle manifestazioni più riuscite dell'estate oristanese. E va in archivio in maniera più che positiva, avendo suscitato tanto interesse e attirato non meno di ottomila persone appassionate di poesia.  Visto che si parla di arte e di artisti, sicuramente da notare ancora una volta è la cornice particolarmente graziosa in cui si è svolto il festival, il piccolo borgo del Montiferru famoso fino a poco tempo fa soprattutto per la sua produzione d'olio d'oliva e la presenza dell'oleificio sociale. Un paese dalle vie che sembrano carruggi, con le case dalle facciate aragonesi rifinite nei portali e negli architravi, prospetti e cornici in basalto, ricchi di bassorilievi, in cui l'architettura ha una sua armoniosa logica e stupiscono la pulizia e il decoro, una cosa rara, di questi tempi. Qui i muri sono diventati libri, e la poesia ha sventolato appesa nei poster davanti a ogni casa, facendosi incontro, prima ancora di sentirla dalla bocca dei tanti poeti, giunti da queste parti, a declamarla. Poeti che, sia ben chiaro, non sono mancati: anche se da sempre Cabudanne de sos poetas sembra distinguersi per un'indistinta comunione-confusione tra arte e critica, e la chiacchiera poetica si è sparsa dappertutto nei bar e nelle piazze, tra la gente.
Chinasky e le letture della Buonanotte (Foto di Stefano Flore)
Oltre ai laboratori teatrali dei ragazzi, tanti anche i dibattiti, come il salotto letterario improvvisato al Bar del Corso da Goffredo Fofi, importante critico letterario, che ha recensito l'ultimo libro di Alberto Capitta "Il giardino non esiste" (Il Maestrale) con parole di grande elogio. Ed è accaduto pure che una casa padronale, dove i muri e suppellettili raccontano secoli di vita contadina, all'ombra di un pergolato, sia stata teatro di un happening letterario. Il resto lo hanno fatto i versi di Mariangela Gualchieri e i suoi brani da "Bestia di Gioa" e "Caino", e la lettura on the road di Majakovski ( "oh se povero fossi come un miliardario, cos'è il denaro per l'anima?") affianco ad Aquilino Cannas (Giai lompiat beranu/ e tui de mei/ sa prenda fiasta giai/ prus nodia). Insomma, letteratura russa e sarda a confronto. Passando poi per Celestino Tabasso, giornalista all'Ascanio Celestini, che da barbaricino-turritano, racconta tra giambi e dodecasillabi di  "... zio Ettore che era il più grande poeta mai nato, si chiamava Antonio Peigottu e camminava inclinato come Johnny Walker. Andò di bar in bar e fu chiamato serial tziller."
Insomma, non più solo olio pregiato a Seneghe. Grazie all'impegno di tanti, alla direzione d'orchestra di Flavio Soriga, alla sorella Paola, a Mario  Cubeddu dell'associazione Perda sonadora (qui il suo canale su youtube) , da qualche anno a questa parte a Seneghe oltre all'olio si gusta anche qualcos'altro.
     

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