giovedì 7 gennaio 2016

La spiaggia di San Giovanni di Sinis ( 2a e ultima parte)


Un po' di storia: Fino agli anni ottanta, il villaggio e la strada che porta in cima alla torre, ospitavano le caratteristiche "baraccas", le capanne di falasco dei pescatori, costruite con un'intelaiatura di tronchi e con le pareti e il tetto di un'erba palustre molto diffusa in questa zona. Il fascino della spiaggia di San Giovanni è accresciuta dalla presenza di uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna: le rovine della città fenicio punica, e poi romana, di Tharros. 
Quella che si può vedere oggi è ciò che resta della città imperiale, con le strade lastricate che digradano dolcemente verso il mare, dove è nascosta parte dell'antica Tharros. L'area archeologica è visitabile con o senza la guida, e con un breve tour si può scoprire il compitum, ovvero la piazzetta dei Lares di età augustea, un piccolo anfiteatro, i resti del villaggio nuragico (dove si trovava il tophet, in cui avveniva il sacrificio di piccoli animali ed erano offerti alla divinità i bambini morti neonati), ciò che rimane di un tempio punico, le terme, e un importante battistero paleocristiano.
Uscendo dal sito archeologico si trova il sentiero, percorribile soltanto a piedi, che conduce al promontorio di Capo San Marco, che con il suo faro è l'estrema vedetta del golfo di Oristano. Lungo il percorso, seminascoste da palme nane e lentisco, si trovano i resti della necropoli cartaginese e le sontuose tombe a camera, i cui ricchissimi corredi di ori, sono stati depredati a metà ottocento, andando ad arricchire il museo del Louvre, il British Museum, ma anche le collezioni italiane a Torino e Pavia. Più avanti, presso il fortino militare, c'è il nuraghe Baboe Cabitza.

Mare vivo e mar morto: da Capo San Marco, si domina il mare aperto e Minorca, isoletta spagnola distante non più di 172 miglia marine. Questa posizione per i fenici risultò strategica, in quanto Tharros era l'ultima tappa dei viaggi verso la penisola iberica. Inoltre, la penisola del Sinis e la spiaggia di San Giovanni di Sinis, presentavano il vantaggio di un possibile approdo con ogni vento: il "mare aperto", se il vento soffiava da ponente e cioè dal mare, oppure il "mar morto", se al contrario il vento spirava da terra. La spiaggia era anche il luogo dove i fenici al loro arrivo deponevano le merci, e intrapresero i primi scambi con le popolazioni locali.

Sullo stesso argomento, vedi: La spiaggia di San Giovanni di Sinis

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