mercoledì 8 giugno 2011

Ave Mary, un ritratto di tutte le donne

E' uscito lo scorso 10 maggio in libreria Ave Mary (Einaudi pp. 170, 16€), il nuovo lavoro di Michela Murgia, scrittrice di Cabras che non ha bisogno di presentazioni. Dopo l'esordio con Il mondo deve sapere, del 2006 - da cui Paolo Virzì trasse spunto per girare il film Tutta la vita davanti - e il bestseller del 2009 Accabadora, vincitore nel 2010 del Premio Campiello, Ave Mary rappresenta una lettura profonda della figura evangelica di Maria, soprattutto del modo in cui la sua rappresentazione e narrazione ha influito e contribuito alla costruzione della figura femminile e del suo immaginario. Partendo dall'influenza dell'archetipo cristiano, di peso e suggestione notevoli, il saggio affronta soprattutto le crepe nella visione tradizionale della società, che ha relegato la donna a parti ancillari, identificandola più sulla base di un "per chi" che di un "perché". Tutto è nato, scrive Michela nella prefazione, da un convegno tenutosi in Barbagia, ad Austis, e intitolato "Chiesa e donne: un risarcimento possibile?". Un prete timido, quel giorno, elogiò forse con troppa convinzione il ruolo delle donne nella sua parrocchia, e una di queste spezzò la monotonia della serata dicendo che loro, sì, partecipavano, ma "per pulire!"
Scoiattolo della penna dallo stile asciutto e dal tono pungente ma senza sarcasmo, la scrittrice di Cabras accompagna il lettore in un dialogo con tutte le donne, dalla panettiera, alla propria maestra, alla mamma, mostrando con intelligenza che una fede sostenuta dalla ragione è capace di oltrepassare le convenzioni sociali, dettate dall'abitudine, e cavarne ottimi spunti. Ave Mary è stato presentato al salone del libro di Torino, dove è stato subito un successo, e in televisione al programma televisivo "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. 

2 commenti:

  1. Apprezzo molto la riflessione contenuta nel libro, le ardite intuizioni e la capacità espositiva nonchè acutezza con cui Michela Murgia è capace di trattare un tema di non facile esplicazione. Ma da abitante Austese, peraltro per niente campanilista, ritengo che la descrizione del paese e della vicenda che a quanto pare ha ispirato il suo libro facciano pensare che un'autrice considerata brillante e presumibilmente dotata di capacità osservativa, critica e intelligenza sociologica, pecchi di ingenuità nelle descrizioni. Un piccolo paese della Barbagia, con clima freddo ma non gelido e agriturismi dotati di coperte..ben lontano sì dagli scenari marini riportati nelle cartoline, ma comunque degno di esserne raffigurato..un territorio verde piuttosto che blu..alberi e ossigeno..il primo impatto dovrebbe essere piuttosto quello di un'isola felice. Ragion per cui, gli abitanti, nonostante il loro ridotto numero, siano in larga misura socializzati alla politica, alla cultura e al senso critico, come è consueto in piccoli paesi dove informazione e studio si profilano come accesso più veloce al mondo del lavoro nonché addirittura alternative. Detto ciò, credo che la natura provocatoria del convegno, in qualche modo offensiva per l'autrice non avesse alcuna ragione di proiettarsi e incidere sull'immagine di quei presenti ignari riportata sul libro. Una frase pronunciata in tono indubbiamente scherzoso che sono convinta l'autrice sia stata in grado di afferrare e di cui credo si sia "leccata i baffi"..un aneddoto che conferisce un tocco naif all'esposizione e un'ostentazione che ne soddisfa le esigenze letterarie. Nasce qui la sottile descrizione con eco quasi beffarde che rasentano la parodia. Inaspettato!

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  2. Quando si scrive si ha a disposizione una notte cieca e mille fantasmi da far ballare. Tra la realtà e la sua rappresentazione c'è sempre una scollatura, un margine di inesatto, che inevitabilmente notiamo di più se come nel caso in questione siamo noi i soggetti ritratti dal genio passeggero dell'artista.
    A me da sardo la descrizione del piccolo paesino di Austis è piaciuta, ovvero è stato raccontato un microcosmo autentico, e il fascino un po’ rude di una località del barbaricino.
    Sull ’analisi sociologica della Murgia, peraltro divertita - nella prefazione del libro non manca l’accenno al fatto che nel convegno si è scherzato e riso molto – non credo ci siano dubbi, e vada ben oltre l’orizzonte di un piccolo paese, secondo me descrive una realtà anche troppo frequente: le donne umili “ancelle” della vita di parrocchia. E’ il felice punto di partenza di una riflessione ben più ampia e assai profonda e partecipata.
    Non credo si dovrebbe chiedere alla parola di uno scrittore di trasformarsi in pubblicità e agiografia dei luoghi e delle persone, la sua libertà ne risulterebbe monca e noi ne perderemmo il rilievo critico.
    Ho apprezzato il suo punto di vista cmq, :-) grazie del bel commento…

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