lunedì 21 marzo 2011

Nucleare, gli scienziati che dicono no e i dubbi sulla sicurezza

Impianto solare nel deserto del Nevada
A sentire le reiterate dichiarazioni di Umberto Veronesi o di Margherita Hack, sembra che la comunità scientifica sia tutta schierata a favore del nucleare. Non è così, e come al solito un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. 
In un'intervista su "L'Espresso" di questa settimana, il fisico nucleare Usa Edwin Lyman, per molti anni presidente del Nuclear Control Institute, e oggi membro del Global Security Program della Union of Concerned Scientist (un'associazione a favore della scelta nucleare ma che pone al primo posto la la ricerca sulla sicurezza totale) esprime non pochi dubbi. Ed è curioso che le riflessioni provengano da una fonte del genere. L'esperto si pronuncia non solo sugli avvenimenti di Fukushima, per dire che hanno messo a nudo la vulnerabilità del modo di affrontare la questione delle norme di sicurezza delle centrali  nucleari non solo in Giappone, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, ma anche per smentire che le centrali di nuova generazione siano intrinsecamente più sicure. I progetti che hanno innalzato gli standard di sicurezza sono pochi (cita il caso Areva Epr), e dato il loro costo particolarmente elevato pochi paesi, finora, si sono dimostrati interessati ad acquistarli . 
Una posizione nitidamente contro il nucleare, ribadita anche di recente, è quella del Prof. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica nel 1984. "Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro centrali non risolvono il problema, perchè la Francia ad esempio va avanti con più di cinquanta impianti? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano. E se non si riesce a risolvere il problema della costruzione di un inceneritore per bruciare l'immondizia, come riusciremo a sistemare queste grandissime quantità di scorie nucleari che nessuno al mondo sa ancora come smaltire?" Sia Rubbia che il prof. Vincenzo Balzani, chimico molecolare di fama mondiale, indicano il sole come fonte energetica da preferire, dato che durerà per i prossimi 4 miliardi di anni, invia sulla terra una quantità di energia diecimila volte superiore a quella che l'umanità consuma, e il suo sfruttamento non genererebbe condizioni di monopolio.    
Per un impianto solare come quello costruito nel deserto del Nevada (vedi foto), su progetto spagnolo, occorrono 18 mesi, il costo è stato di 200 milioni di dollari, e attualmente produce un terzo dell'energia di una centrale nucleare da un gigawatt.    

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