sabato 5 marzo 2011

Il lago dei sogni, di Niffoi

"La volta che Itria Panedda riprese a sognare era un pomeriggio di fine estate, con un sole che rosolava le carni e spaccava le pietre". Inizia così l'ultimo romanzo di Salvatore Niffoi, uscito qualche giorno fa e che s'intitola Il lago dei sogni (Adelphi, pp.155, 18 euro). Il paese in cui è ambientata la storia si chiama Melagravida, un luogo, ha spiegato lo scrittore in una recente intervista, che esiste per davvero nel territorio barbaricino, anche se nella realtà ha un altro nome. Un pò come nel caso di Ritorno a Baraule, in cui era descritto un antico villaggio di pescatori in cui si corre la corsa degli scalzi, in tutto simile a Cabras. Nel nuovo romanzo, per la precisione l'ottavo, Niffoi descrive una Sardegna dal sapore arcaico, (anche se la vicenda si svolge negli anni Sessanta del XX secolo e si viaggia attraverso diverse epoche), affollata di personaggi evocativi che spuntano come funghi dalla penna dello scrittore: Antioca Benzina, la maghiarga "che al posto della lingua ha un lanciafiamme", Dilone Iscareja, tzia Sappedda Palitta la catechista, Tziu Ossoriu Concale, il bibliotecario becchino, la vedova Itria Nilis a cui davanti al lago Locorio il capraro Martine Paoilu restituisce la voglia d'amare. La storia è d'amore e insieme di ribellione, in un paese di gente che non sogna più, e dove Itria ha il coraggio di andare contro i moralismi egoistici, i conformismi, amare e istruirsi. La metafora più profonda che sembra percorrere il racconto, è quella di un'umanità che diventa sempre più insensibile e inconsapevole, e in cui i sentimenti autentici rischiano di essere cancellati e frullati dentro nell'indifferenza generale, senza che i luoghi sappiano sopravvivere alle perdite d'identità causate dall'irrompere del progresso tecnico e dal mutare delle forme sociali. 


Vedi anche il post: Nuraghe beach: Flavio Soriga e la Sardegna che non visiterete mai
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