mercoledì 30 dicembre 2015

Su trigu cottu

E' un ricordo antico, questo. Affidato alla mente lucidissima di qualche anziano che lo rievoca come un rito augurale di fine anno, rivolto a bimbi e adulti, quando le cene del veglione non avevano l'opulenza che hanno oggi, e gli alberi di Natale, se si facevano, erano addobbati con un po' di frutta invernale (mandarini, ad esempio) e qualche pezzo di cioccolata (più di rado). 
La tradizione alla quale mi riferisco, ormai quasi del tutto scomparsa, è quella de "su trigu cottu". In un recipiente di terracotta, il 30 di dicembre, si metteva a riscaldare in acqua una certa quantità di grano, per circa quindici minuti. Poi si levava il recipiente e lo si adagiava in un cesto riempito con della paglia, e coprendolo con una coperta si aspettava il passare della notte. Il giorno dopo, cioè l'ultimo dell'anno, si andava a verificare la riuscita del procedimento: il grano doveva essersi cotto lentamente ed i chicchi   gonfiati e diventati morbidi. 
Questo umile piatto, lo si condiva con la profumata e prelibata saba, il vino cotto usato per la preparazione del pane di saba e altri dolci tipici sardi. Ma per servirlo, si aspettava che i bambini passassero a chiederlo, e come usanza la padrona di casa doveva negare di averne fatto. Solo dopo, lo si poteva consumare. 
Qualche anno fa, alla trasmissione "Videolina Mattina", una vispa e allegra cuoca di Nurri, la simpatica Zia Maria, ha disquisito allegramente di come si fa il pane e illustrato i vari passaggi della ricetta de "su trigu cottu", in questi due gustosi e spassosissimi video (parte 1 e parte 2).  

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...