giovedì 2 dicembre 2010

I libri aiutano a vivere meglio

(Bruno Munari alla biennale di Venezia, 1966)
Fa tappa ad Oristano, da domani fino a domenica 19, presso il Foro Boario, dopo essere partita a Cagliari il 4 novembre scorso, la bella mostra “I libri aiutano a vivere meglio”  proposta dall’Associazione Malik di Gavoi a cura di Munlab, finanziata dall’assessorato regionale alla Cultura, e dedicata al genio artistico di Bruno Munari. Architetto, poeta, designer, scomparso a Milano nel 1998, la sua sterminata produzione ne ha fatto un protagonista indiscusso dell’Italia del secolo scorso, fin dagli anni ’30,  sebbene sia impossibile da catalogare: famose le Macchine inutili, la Sedia per visite brevissime, i Filipesi e le Strutture continue, le Tavole tattili o gli Oli su Tela; a cui si aggiungono anche i libri-gioco per bambini, che proiettano uno sguardo disincantato ma estremamente acuto sul mondo. Inizialmente vicino al secondo futurismo, Bruno Munari espone con il movimento e illustra alcuni libri tra cui nel 1937, Il poema del vestito di latte di Marinetti. Col maturare del suo lavoro artistico e grafico, si distacca progressivamente dal gruppo futurista, avvicinandosi all’astrattismo ma raggiungendo una posizione autonoma rispetto a tutti i movimenti artistici italiani. Una libertà poetica e creativa che lo porterà ad ideare i suoi capolavori: le Sculture da viaggio, negazione della plastica tradizionale e del limite di un oggetto; i Negativi-Positivi con cui indaga i rapporti tra sfondo e figura eliminando entrambi; le Macchine inutili che anticipano il suo interesse per la distruzione dell’opera d’arte tradizionale; le Aritmie, in cui rende casuali e sorprendenti i movimenti di alcune macchine; i Fossili che fanno riflettere con umorismo sull’obsolescenza della tecnologia moderna e la Sedia per visite brevissime la cui seduta è inclinata a 45°. Alle convenzioni sociali ed artistiche Munari preferisce la rivoluzione silenziosa, la cui vocazione naturale è attraversare i limiti presenti nelle idee, negli oggetti e nel tempo. E così una fotocopiatrice, nata per riprodurre oggetti tutti uguali, diventa creatrice di Xerografie originali, veri e propri pezzi unici fatti nascere dallo spostamento del foglio di carta sulla macchina. E ancora, i libri perdono le parole e i materiali tradizionali per diventare illeggibili. Oppure gli orologi possono annullare o confondere il tempo come Ora X, a funzionamento cromatico, dove al posto delle lancette si muovono forme e colori, e Tempo libero, progettato per Swatch, che rimescola le ore sparse a caso sul quadrante. I limiti fisici, sociali o linguistici - secondo l’artista - non vanno annullati ma superati guardando le cose con occhi diversi e da nuovi punti di vista.
È all’industrial design che Munari dedica un’attenzione particolare, soprattutto a partire dal 1957, quando inizia a collaborare con la ditta Danese di Milano e progetta il celebre Posacenere cubo, uno dei più funzionali mai realizzati. Famose anche le sue lampade e il secchiello portaghiaccio, lavoro che gli vale il secondo Compasso d’oro. Sua parola d’ordine nel design è “togliere, togliere, togliere”, convinto che semplificare sia la cosa più difficile perché chiunque può aggiungere un colore, un suono o una forma, ma per togliere bene bisogna sapere cosa togliere (è una sua definizione). Per lui quindi l’oggetto perfetto è la sintesi minima in grado di risolvere una serie di problemi – tecnologici, estetici, economici, di imballaggio, funzionali – al di fuori di ogni moda.
Il pensiero e l’opera di Munari hanno trovato una naturale applicazione nel mondo della didattica, anche per volere del figlio dell’artista, Alberto Munari, attraverso incontri didattici per i bambini delle scuole, i loro insegnanti e le famiglie, al fine di esplorare, concretamente, le sperimentazioni che sottendono ogni realizzazione artistica, e, in particolare, la sua opera multiforme. In tutti i lavori si respira la stessa impostazione, cioè un gusto complesso ed essenziale al tempo stesso, e un’esaltazione della progettualità a tutto tondo. La mostra, oltre a essere un’importante occasione per godere delle opere originali del grande artista, specie quelle dedicate ai più piccoli, sarà completata dal progetto, chiamato “metodo Munari”, che prevede proprio i laboratori in cui i giovani studenti della scuola media 4 si eserciteranno cercando di applicare i dettami della sua “arte anomala”.

Dove: Foro Boario, Oristano Piazza G.L. Pintus, all’angolo tra Via Ricovero e Via G. Marconi.

Quando: dal 3 al 19 dicembre. L’ingresso é gratuito e aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

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