giovedì 23 aprile 2015

L'oro di Tharros


Uno dei capitoli più interessanti della storia di Tharros è senza dubbio legato alla corsa all'oro che si scatenò a metà dell'Ottocento, e che le valse l'appellativo di piccola California, per la contemporaneità con l'altra e più famosa caccia all'oro, quella meravigliosamente descritta da Jack London in Call of the wild
In questo caso, per immaginarsela, non è necessario pensare a cani da slitta e distese di ghiaccio, ma a quei personaggi un po' romanzeschi che un secolo e mezzo fa percorrevano la Sardegna in cerca di fortuna, tra cui lo scrittore francese Honorè de Balzac, che sperava di trovarvi delle miniere e andandosene deluso, lasciò una descrizione tutt'altro che benevola dei sardi di allora, dipinti come dei veri selvaggi. 
Di questi avventurieri la sorte migliore toccò a Lord Vernon (George John Warren) un ricco inglese che, nel 1851, conducendo degli scavi a Tharros, s'imbattè in una serie di tombe cartaginesi dalle quali emersero una grande quantità di oggetti preziosi e finemente lavorati, sia in ceramica che in oro. Fu il primo a fare un ritrovamento d'ingente portata, in precedenza erano state riportate alla luce soltanto alcune tombe romane, di poco pregio.
Da quel momento, un esercito di cavatesori, perlopiù contadini e pescatori locali, con pale e picconi, si mise febbrilmente all'opera, lavorando alacremente dalla mattina alla sera, e adoperandosi per trafugare tutto il possibile dalla vecchia città. Tra l'altro, si trattava di scavi condotti senza nessuna competenza, che oltre a provocare gravi danni dal punto di vista dell'archeologia, si concludevano ogni volta con la spartizione e la distruzione degli oggetti preziosi rinvenuti, al solo scopo di ricavarne l'oro.
Il governo nazionale di D'Azeglio, in appena un mese, emanò un provvedimento urgente per impedire che lo scempio continuasse, e autorizzò invece l'attività scientifica di ricerca, affidandola al Canonico Spano e a Gaetano Cara, direttore del Museo di Cagliari. La situazione tuttavia non migliorò. Il Cara, dopo un altro mese circa di lavori, ritornò a Cagliari carico di oggetti d'oro e altre cose preziose, ma consegnò al Museo soltanto poche cianfrusaglie e, mediante un prestanome, rivendette i materiali tharrensi ritrovati al British Museum di Londra, a quelli di Parigi e di Torino, annotando tutto in un catalogo: una collezione di oltre 2500 pezzi, tra cui figuravano: gioielli d'oro, d'argento e bronzo, come anelli per il crine e le dita, orecchini, braccialetti, scarabei, amuleti, e inoltre terracotte fenicie e greche, frecce, pugnali, monete puniche, greche e romane. 
La missione del Cara ufficialmente fu "accrescere i tesori della scienza ed arricchire i Musei del continente europeo"; con il ricavato della vendita acquistò, per sé stesso, una grande vigna.
Alcuni dei gioielli provenienti da Tharros si trovano oggi al British Museum. In questi video, invece, si racconta come andò la vicenda:



Quando: tutto l'anno
Come arrivare: Il sito archeologico di Tharros dista dalla città di Oristano circa 20 km, per raggiungerlo seguire le indicazioni per San Giovanni di Sinis. Qui giungere fino all'omonima spiaggia e all'antica torre spagnola.

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