mercoledì 29 settembre 2010

Le lorighittas di Morgongiori


Questa è una di quelle storie che fa piacere raccontare, sospesa com'è fra antico e moderno, storia e leggenda. Ha come teatro Morgongiori (vedi come arrivare), un paesino dell'alta Marmilla arrampicato sul Monte Arci, il quale con le cime di "Sa Trebina Longa" (812 m), "Sa Trebina Lada" (703 m) e "Su Corongiu de Sizoa" (463 m), si affaccia e domina sulla pianura del Campidano. Nell'importante riserva naturale di Monte Arci, dichiarato Parco Naturale Regionale con legge 31/89, tra boschi di querce e lecci, macchia mediterranea di cisto e ginepro, sorgenti incontaminate, cinghiali e falchi pellegrini, sopravvivono ancora vecchie usanze e tradizioni. Proprio a Morgongiori, una di queste riguarda un tipo di pasta, le famose lorighittas. Si tratta di una pasta unica nel suo genere e speciale, si racconta che la sua origine risalga a oltre duecento anni fa. Il nome deriva da "loriga", che in sardo significa anello, ed è il risultato di un metodo di lavorazione che richiede anche 4-5 ore per giungere a farne un kilo. Utilizzando come ingrediente base la semola di grano duro di produzione locale, le donne del paese, attraverso un procedimento artigianale, ottengono la pasta e ne fanno dei lunghi cordoncini, che arrotolano con destrezza due volte intorno alle dita, recidendone i capi, e a cui danno la  caratteristica forma arricciata a orecchino. Il prodotto così ottenuto viene poi messo a essiccare in capienti cestini.
I "marraconisi fibausu", come erano chiamate in origine le lorighittas, in passato venivano prodotte soltanto per la della festa d'Ognissanti, occasione per la quale nella comunità di contadini e pastori di Morgongiori se ne faceva anche dono ai vicini e agli amici, e in cui si consumavano accompagnandole con sugo di galletto ruspante - o per i più ricchi, di cinghiale - e innaffiandole di buon vino locale. La loro produzione iniziava a metà ottobre, e poiché la pasta una volta lavorata veniva messa a riposare in cesti adagiati sopra i tetti delle case, il paese appariva bianco come dopo una nevicata. La leggenda racconta che a inventare le lorighittas fu una ragazza che se ne servì per conquistare l'uomo desiderato, e che una strega, Maria pungi pungi, durante la notte dei morti passi a cercarle e buchi la pancia dei bambini che ne hanno mangiato troppe.
Da diverso tempo, a livello locale, è stato intrapreso un percorso di valorizzazione delle lorighittas, che attraverso l’attività dell'Assolori, l’associazione dei produttori, e il Comune di Morgongiori, ha avviato le pratiche per il riconoscimento del marchio Igp. Inoltre ogni anno, ad Agosto, nel paese viene realizzata la sagra, e dal 2007, con l’obbiettivo di promuovere il prodotto e l’intero territorio, è nata la settimana europea delle lorighittas, momento in cui la pasta tipica viene portata sulle tavole dei migliori ristoranti d’Europa - a Parigi, Zurigo, Monaco di Baviera, e altre importanti città - alla presenza di chef, gastronomi, esperti di marketing, artisti, stampa italiana e straniera, gente normale. L’iniziativa ha avuto un grande successo, e incontrato l’approvazione dei ristoratori e dei clienti, determinando un aumento del 30% delle esportazioni. Data la lunghezza e complessità del procedimento di lavorazione, le lorighittas restano un fenomeno di nicchia, ma i ristoratori si dichiarano molto colpiti dalla qualità e originalità del prodotto, che propongono in inediti abbinamenti e ricette: ai gamberoni e zucchine, ai funghi porcini e scampi, ai frutti di mare, ai crostacei, alla bottarga; mentre i clienti, al contrario, ne sottolineano con entusiasmo la bellezza, quasi da pezzo di gioielleria, e il sapore di Sardegna.

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