sabato 29 luglio 2017

Malloreddus alla campidanese

Tra i piatti più conosciuti della cucina sarda, ci sono senza dubbio i famosi malloreddus alla campidanese  
La ricetta più tradizionale prevede che siano fatti in casa, e l'utilizzo di ingredienti di Sardegna, come la salsiccia e il pecorino.

Ingredienti:
320 gr. di malloreddus secchi
800 gr. di pomodori da sugo maturi
100 gr. di salsiccia sarda
1 cipolla
una bustina di zafferano
un mazzetto di basilico
30 gr. di pecorino sardo stagionato
olio extravergine di oliva
sale

Preparazione: per prima cosa occorre lavare i pomodori e asciugarli, tagliarli a tocchetti e quindi passarli con il passaverdura. Sbucciare una cipolla, tagliarla a fettine sottili e farla rosolare in un tegame con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva. Ora togliere il budello alla salsiccia e tagliarla a tocchetti, aggiungendola alla cipolla in cottura. Fare rosolare per circa 5 minuti a fiamma media. A questo punto aggiungere la passata di pomodoro, una presa di sale, lo zafferano e far cuocere a fiamma bassa, prima coperto per 20 minuti, poi senza il coperchio, per altri 15. 
Nel frattempo cuocere i malloreddus  in abbondante acqua bollente. Dopo averli scolati, versarli nel tegame con il sugo e mescolare per amalgamare. Aggiungere una decina di foglie di basilico ben lavate e asciugate. Al momento di servirli, spolverare con abbondante pecorino grattugiato.  

venerdì 28 luglio 2017

Maimoni


Se Mari Ermi è la sorella di Is Arutas, la spiaggia di Maimoni ne è la cugina, e presenta le stesse caratteristiche di unicità delle altre due spiagge. 
Anche in questo caso la sabbia è bianca, costituita da meravigliosi granelli di quarzo lucido, misti a diversi colori,  con un fondale che degrada dolcemente verso il mare. Tratti di macchia mediterranea ed erbe grasse corrono lungo il litorale selvaggio, abbastanza ampio, dal quale si gode una vista sconfinata. Le acque, pur essendo basse, in presenza di venti tendono ad agitarsi; se questi sono forti fare il bagno, per famiglie con bambini, può essere pericoloso anche in prossimità della riva, a causa delle correnti. I colori del mare sono bellissimi, e la loro varietà è degna dei più noti paradisi tropicali. Il nome del lido deriva da "Maimone", antica divinità venerata dalla civiltà agropastorale sarda e legata al culto delle acque e della fertilità. Di questa misteriosa figura, trasformata con l'avvento della cristianità in un demone, esistono tracce nei molti carnevali dell'Isola. Con il nome di Mamuthone a Mamoiada,  Maimone a Orgosolo, Maimulu a Ullassai, si tratta di una maschera che simboleggia la miseria, i vizi, la paura, ed è rappresentata da un uomo vestito di scuro, ricoperto di pelli e con la schiena carica di campanacci. 
Non distante dalla spiaggia, presso la località di San Salvatore, c'è un tempio ipogeo legato proprio all'antico culto delle acque.
Come arrivare: sulla cartina, la spiaggia di Maimoni si trova immediatamente a sud di quella di Is Arutas, a cui risulta adiacente. Da Cabras, si possono seguire due strade. Quella per San Giovanni di Sinis, dove qualche km prima di arrivare al villaggio balneare,  percorrendo la provinciale 6, si trova un cartello blu che indica la svolta a destra per una strada bianca, lunga circa 3 km. Oppure si seguono le indicazioni per Is Arutas, e poco prima di arrivare a destinazione, si gira a sinistra per una strada bianca lunga circa 2 km, in prossimità di un parco di eucalipti. 
Tutela: anche i quarzi di Maimoni sono soggetti a protezione, per la loro bellezza e rarità, e rientrano nella campagna di educazione ambientale "Amico, non portarmi via", con la quale si prega gentilmente il turista di non sottrarli. Anche questa spiaggia fa parte dell'Area marina protetta Penisola del Sinis.  

giovedì 27 luglio 2017

Mari Ermi


Anche la spiaggia di Mari Ermi rientra nell'Area marina protetta Penisola del Sinis, ed è senza dubbio una delle mete balneari più suggestive della provincia di Oristano. Meno famosa della sorella e rivale Is Arutas, ma non meno bella e fascinosa. Pure il suo arenile è composto da granelli di quarzo lucidi e brillanti, misti a sabbia fine, che danno l'impressione di trovarsi di fronte a un'immensa distesa di chicchi di riso. La spiaggia è lunga 2,5 km, circondata  per una buona parte da basse dune e piccoli arbusti perenni. Il fatto che sia estesa, discenda dolcemente verso il mare, ne fa la meta ideale di famiglie con bambini, anche se le acque, in presenza di venti che spirano dal mare, tendono ad agitarsi. 
Come arrivare: a Mari Ermi si arriva in venti minuti d'auto, da Cabras (vedi l'itinerario). All'uscita del paese si seguono le indicazioni per Tharros e San Giovanni di Sinis, in prossimità del borgo di San Salvatore si trova il cartello di svolta a destra. E' necessario, come per le altre spiagge di quarzo, seguire questa strada per 1,5 km, poi girare a sinistra e proseguire per circa altri 5 km. Giunti nella zona antistante le spiagge, quella dei parcheggi, ci si può fermare o proseguire ulteriormente. 

Saline: una particolarità di Mari Ermi, è la presenza, verso la fine (quindi prendendo l'auto e percorrendo la strada sterrata che la costeggia), di una depressione nel terreno che va sotto il livello del mare, e forma una salina naturale. Si tratta di un punto in cui, prima di giungere alla spiaggia, si guada un ponticello in legno che evita il contatto con le acque limacciose, e si possono fare delle ottime fotografie. 
Servizi: se sei un turista a Oristano, devi sapere che questi luoghi sono tra gli ultimi paradisi inesplorati della Sardegna. Trattandosi di aree che ricadono in una riserva, è richiesto un atteggiamento responsabile nel fruire del territorio, e un po' di collaborazione. I servizi sui quali si può contare sono ridotti all'essenziale: bar, campeggi, parcheggi, servizio di salvamento a mare. In compenso si può gustare la bellezza selvaggia della natura: odori e panorami incantevoli, surfisti solitari che scivolano sulle onde, e bellissimi tramonti sul mare (visita la community su facebook per avere un'idea).

giovedì 20 luglio 2017

L'isola di Mal di Ventre

L'isola di Mal di Ventre (foto Flickr)
A circa quattro miglia e mezzo dalla costa di Oristano, si erge, bella e solitaria, una delle più suggestive isole minori di Sardegna e d'Italia, l'isola di Mal di Ventre. Detta anche del "malu entu" (ovvero, del vento cattivo, talvolta il maestrale vi soffia impetuoso) è un isolotto di poco più di un km quadrato di estensione (qui una mappa). Il suo punto più alto sul mare è il faro interno, a 18 m. Insieme allo scoglio detto del Catalano, costituisce l'unico affioramento di una qualche entità al largo della costa oristanese. L'isola di Mal di Ventre è un paradiso ambientale di rara bellezzaricoperta da una bassa macchia fatta di cisto, lentisco, rosmarino e tamerici è priva di insediamenti umani e popolata unicamente da tartarughe, lepri, e numerosi tipi di uccelli che vi nidificano. L'eccezionalità dei valori naturalistici ha fatto sì  che sia stata inclusa nell'Area marina protetta del Sinis
Scogli all'isola di Mal di Ventre (foto Flikr)
Un po' di storia: Si differenzia dai vicini litorali sardi per essere costituita non da rocce calcaree ma da granito porfirico, il cui lento disgregarsi ha formato, in un'epoca geologica ormai lontana, i fondali quarziferi delle spiagge di Is Arutas, Mari Ermi, Maimoni. Le uniche testimonianze di presenza umana sull'isola sono individuabili nella presenza dei resti di un nuraghe, presso cala del nuraghe, e dei muretti a secco delle capanne usate durante l'inverno dai pastori per custodirvi le greggi, a cala dei pastori. Invece, a cala del relitto, a meno di un miglio dalla spiaggia, si trova il relitto di una piccola nave da cargo del dopoguerra, che trasportava alimenti. Oggi, chi pratica immersioni può ammirare lo scafo quasi intatto dell'antica imbarcazione (qui un video), sopraffatto dalla vita marina: murene, scorfani, saraghi e flessuose alghe lo abitano. Nel medioevo, l'isola di Mal di Ventre divenne un covo di pirati, si racconta che nel '500 molti sardi furono catturati e rivenduti al mercato degli schiavi di Algeri. Qualche anno fa, ha subito l'occupazione da parte di alcuni indipendentisti sardi, che hanno proclamato in maniera pacifica, ma infruttuosa, la repubblica di Malu Entu. 
Come arrivare e cosa fare: numerosi operatori della zona organizzano, specie nel periodo estivo, escursioni giornaliere all'isola di Mal di Ventre. Le imbarcazioni partono dai centri di Mandriola, Putzu Idu, Mari ermi, e dal porticciolo turistico di Torregrande. Il viaggio all'isola vi consentirà un'esperienza sensoriale d'altri tempi, nelle numerose piccole spiagge circondate da scogli dalla forma curiosa e scenografiche insenature. 

mercoledì 12 luglio 2017

Is Arutas, a small piece of paradise

La spiaggia di Is Arutas
Adatta più a chi ama il camping che a chi cerca una sistemazione in hotel (nel giro di qualche km non se ne trovano), la spiaggia di Is Arutas è un piccolo angolo di paradiso incastonato nella Penisola del Sinis. Lunga circa 4-5 km, la sua bellezza è nota ai locali, molto meno invece ai turisti che capitano qui per la prima volta. E più di qualcuno, quest'anno, ha storto il naso: com'è stato possibile che ci si sia dimenticati di questo posto da sogno nell'assegnazione della bandiera blu, da parte di Legambiente? La particolarità dell'arenile è di essere costituito non da sabbia, ma da piccoli granelli di quarzo, grandi come chicchi di riso, bianchi e colorati. L'effetto, in un paesaggio di basse rocce d'arenaria, è spettacolare (qui alcune foto e un video).
 Come arrivare: giungere a Is Arutas non è difficile (vedi la mappa del percorso). Da Cabras o da Oristano, si seguono le indicazioni per Tharros e San Giovanni di Sinis, poi s'imbocca la strada provinciale, e all'altezza del villaggio di San Salvatore, in corrispondenza dell'indicazione, si svolta a destra. Dopo circa 1,5 km, si svolta ancora a sinistra e si prosegue dritti per altri 5 km. La strada asfaltata giunge fino alla zona antistante la spiaggia, e il mare appare all'improvviso dietro una curva con un'incredibile varietà d'azzurri e di trasparenze.
L'acqua a Is Arutas
Tutela: le stupende e particolarissime spiagge di Is Arutas, Mari Ermi, Maimoni, derivano dalla lenta erosione, in epoca geologica lontana, dei giacimenti quarziferi dell'isola di Mal di Ventre. Si tratta di un capolavoro naturale non riproducibile. Negli anni, sono state oggetto di continue rapine un po' da parte di tutti, nel tentativo di portar via come souvenir questi granelli trasparenti. Per fermare queste azioni poco corrette, l'Area Marina Protetta di Sinis Mal di Ventre, istituita con D.M 12.12.1997, ha promosso diverse campagne di turismo responsabile, volte a tutelare i valori paesaggistici e naturalistici della zona. Tra questi, "Amico non portarmi via" il volantino che riporta il lamento di un granello di quarzo: "Da milioni di anni sto qui, nato negli abissi del mare, confuso tra i bianchi silenzi del Sinis. Per favore non portarmi via". 

domenica 2 luglio 2017

Sa Mesa longa, una giornata al mare

Litorale di Sa mesa longa (qui la pagina facebook)
Questo post è la piccola cronaca di una giornata al mare. Buffa perché con un'amica, quest'estate, ci dovevamo vedere per fare un giro per le spiagge di Oristano. Ma, come accade nelle occasioni migliori ... all'uscita di Oristano, dove ci siamo inizialmente trovati, nella sua macchina riparata da qualche giorno si accende una simpatica spia rossa, di quelle appositamente predisposte per mandare a monte i progetti vacanzieri. E infatti... mezz'ora dopo siamo da un meccanico, presso Arborea, di quelli classici con tuta blu e chiave in mano e dita sporche d'olio, che non lo diresti mai, ma sanno usare anche il pc e sottopongono a modernissima scansione elettronica la centralina dell'automobile. Io non capisco molto di motori, anzi direi sono un perfetto ignorante in materia, ma finisco per accettare di buon grado la sosta perché dal sedile posteriore recupero, da una profumatissima busta messa lì in disparte, un po' di "pane con gerdas", buonissimo e croccante.
Isolotto davanti alla spiaggia
Siccome eravamo già in ritardo, alla fine della riparazione, dopo oltre un'ora, dobbiamo semplificare il programma di viaggio e puntare dritti verso la marina di San Vero Milis, verso la bella spiaggia di Sa Mesa Longa. Questa è un'ampia baia rivolta a nord-ovest, caratterizzata da acque calmissime e da un mare cristallino (vedi foto).
Come arrivare: la strada che facciamo è la stessa per Putzu Idu, oltre cui continuiamo sulla provinciale 10 seguendo le indicazioni per Su Pallosu, svoltando a sinistra e arrivando infine alla spiaggia dopo una strada bianca di 300 metri.
L'aspetto della spiaggia è decisamente selvaggio, e tra le cose più suggestive c'è senz'altro l'isolotto roccioso poco distante a cui si arriva passando su alcuni scogli piatti percorribili a piedi, soprattutto quando c'è la bassa marea. Questi scogli particolari hanno proprio la forma di una lunga tavola (in sardo, mesa longa) e danno il nome alla spiaggia, che è pure molto amata dai surfisti e confina con le falesie di Capo Mannu. Complice la notevole calura, con la mia amica scegliamo di rifugiarci, come due messicani, da Sestilio, ristorantino tipico con tetto di canne e un mini orticello di erbe e verdure da lui stesso coltivate. Durante il pranzo mi riempio gli occhi del blu cobalto di un mare che fa arrivare alla nostra tavola essenze incredibili, e la mia forchetta arrotola con pazienza un piatto di spaghetti alle cozze che data l'ora - le due di pomeriggio - è pura poesia e ci ripaga entrambi dell'inconveniente di viaggio.

venerdì 23 giugno 2017

S'arena scoada

S'arena scoada in primavera (foto flickr ) 
Tra le spiagge della provincia di Oristano, una citazione merita senz'altro S'arena scoada, per la bellezza delle acque e di tutto il litorale. Si trova nella marina di San Vero Milis,  accanto alla località balneare di Putzu Idu, e ad altre spiagge come Su Pallosu, Sa Mesa longa.  
Con il suo borgo turistico di piccole villette, S'arena scoada è la meta ideale di chi durante l'estate cerca  case o appartamenti in affitto, o in vendita, in luoghi che  pur non privi di abitanti sono lontani dal clamore e da eccessivi flussi turistici. 
Come arrivare:  l'itinerario per la spiaggia di S'arena scoada non differisce da quello per Putzu Idu, ovvero da Oristano è sufficiente immettersi sulla strada provinciale 292 e seguire queste indicazioni. Giunti a Putzu Idu, si svolta a sinistra e si attraversa il breve tratto asfaltato  dentro la località balneare. In qualche minuto sarete giunti al grazioso lungomare. 
Fondale e costa: oltre a un mare bellissimo, di un azzurro trasparente che sembra tropicale (di recente ho scoperto che la colorazione dell'acqua marina è data dalla concentrazione dei sali, e non come si solito si crede solo dal fondale), le acque sono abbastanza basse e adatte anche alle nuotate dei più piccoli. Ragion per cui, S'arena scoada è un posto molto frequentato da famiglie con bambini.  La sabbia, candida e brillante, è di tipo quarzoso, almeno in parte: cioè trovate un po' del quarzo presente a Mari ermi ed Is Arutas, misto a grana più fine.  La costa è formata da piccole cale argilloso-calcaree, che purtroppo lentamente il mare sta erodendo. Alcune di queste sono molto belle e raggiungibili solo a nuoto, o passeggiando in acqua,  e sono perfette per gli innamorati e le coppie. Trattandosi di una spiaggia orientata a ovest, come la maggior parte  di quelle del golfo di Oristano, nelle giornate di maestrale questo tratto di costa diventa perfetto per gli amanti del windsurf e del kitesurfPer coloro che amano la natura, invece, nei paraggi è possibili fare camminate a piedi verso la zona di Capo Mannu e Punta S'incodina, o una breve escursione alle vicine saline di Sale 'e porcus. Dalla spiaggia, inoltre, si gode di un'ottima vista verso l'isola di Mal di Ventre
Origine del nome:  il nome "S'arena scoada" significa letteralmente la sabbia colata. Ma si tratta di un'errata interpretazione di quello originario, che era "S'aena scoada" e significava l'asina senza coda.  

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giovedì 8 giugno 2017

Sos Molinos, dove c'è Gollum...


La cascata di Sos Molinos
Sulla strada che conduce da Bonarcado a Santu Lussurgiu, al confine tra i due comuni, c’è una bellezza naturale che merita di essere vista e fotografata: è la cascata di Sos Molinos
Lasciata la macchina presso un’area di sosta si discende un vecchio e abbastanza ripido sentiero in pietra, in un’atmosfera apparentemente nordica e  brumosa, umida, circondati da alberi che a stento fanno filtrare la luce anche alle ore più calde del giorno. Qui, da una delle tante fratture di basalto del Montiferru,  precipitano le acque di quello che più avanti diventa il rio Mannu di Milis, fiume come altri formato dalle numerose sorgenti presenti nel massiccio montuoso di origine vulcanica. L’ambiente intorno è caratterizzato da picchi, centri di emissione, versanti rocciosi profondamente incisi che il lavoro erosivo del tempo ha trasformato in un paesaggio di pietra altamente spettacolare. La cascata di Sos Molinos, cadente da una parete rocciosa sulla quale si raccolgono depositi ferrosi, è impetuosa soprattutto d’autunno e d’inverno, e in primavera. 
Letto del fiume, qui altre foto
Il piccolo torrente che ne scaturisce, correndo in un sottobosco di foglie ingiallite e tronchi vuoti, fa pensare al set cinematografico de il Signore degli Anelli, con elfi immaginabili nelle smorfie quasi umane dei sassi, posti sul percorso delle acque, e nei rumori dell’ambiente circostante. Viene anche da rammentare quanto scrisse H. Lawrence, mentre su un treno a vapore faceva la tratta Cagliari-Mandas, e cioè che alcuni luoghi della Sardegna assomigliano in modo impressionante alla Cornovaglia, sua regione d’origine. Non lontano dalla scalinata che conduce a Sos Molinos, si possono vedere i resti di un antico mulino, eredità della civiltà agro-industriale – con mulini, gualchiere, canali d’irrigazione – che si è sviluppata nell'area sfruttando l’abbondanza delle acque e la ricchezza delle terre. Questa piccola esperienza può concludersi facendo un salto al museo della tecnologia contadina di Santu Lussurgiu, dove sono raccolti gli arnesi da lavoro che in passato hanno caratterizzato la vita delle comunità del Montiferru.
Come arrivare: Da Bonarcado prendere la SP 15 per Santu Lussurgiu, dopo circa 4 km di viaggio si giunge a un ampio parcheggio, sulla destra. Qui fermarsi e proseguire a piedi, verso la scalinata poco lontana ( si trova una grossa pietra con la scritta "Sos Molinos"). Dopo un centinaio di metri o poco più si arriva alle cascate.

giovedì 1 giugno 2017

San Leonardo di Siete Fuentes

A 6 km circa dall'abitato di Santu Lussurgiu, si trova la bella frazione di San Leonardo di Siete Fuentes. Ottima per scampagnate primaverili ed estive, vi sorge un bellissimo parco con tanti olmi e lecci e vi si trovano le sette famose sorgenti, le cui acque sono molto note.  
Sulla chiesa di San Leonardo, si trova la croce di Malta, emblema dei cavalieri di Gerusalemme, che per conto della Chiesa qui svolsero fino al 1500 attività di apostolato e assistenza, ricovero, funzioni ospedaliere. Essa viene citata nel 1341 come appartenente all'Ordine degli Ospedalieri gerosolimitani, e presenta nella facciata due fasi costruttive, una che risale alla prima metà del XII secolo, e una seconda che ha prodotto un ampliamento verso sinistra, nel sec. XIV. Dell'ospedale gerosolimitano, dove pare sia morto nel 1295 Guelfo, figlio del conte Ugolino della Gherardesca, non resta invece traccia. 
Siamo a quasi 700 m., quindi in piena collina, quindi se scegliete di fare tappa da queste parti dovrete coprirvi un po' anche se ci capitate nel periodo più caldo. La zona è gestita da una cooperativa ed è dotata di parcheggio. Sicuramente il luogo è molto indicato per gli amanti della natura, ed è ideale per scattare delle foto.
A giugno si svolge a San Leonardo la fiera regionale del cavallo, un appuntamento nel quale vengono presentati e venduti dagli allevatori cavalli di tutte le razze, in concomitanza con la festa che onora il santo che da il nome alla borgata. 

martedì 30 maggio 2017

Surf nella costa occidentale della Sardegna

Il point break, nel gergo dei surfisti, è l'onda che si forma in corrispondenza di una costa rocciosa, ed è tra le più alte che si possono cavalcare (questo termine da anche il titolo al film del 1991 di Patrick Swayze e Keanu Reeves).  A Oristano e in tutta la costa occidentale della Sardegna, grazie alla posizione di isola al centro del mediterraneo, e alle raffiche di maestrale e degli altri venti, durante l'anno si formano tra le migliori onde che un surfista può desiderare. A Capo Mannu ad esempio, vi sono numerosi point break (foto). 
Uno dei point break più famosi al mondo, è quello di Bells Beach, in Australia. Altri termini che alludono alle onde del surfing sono beach break, le onde lunghe che si generano sui fondali sabbiosi, mentre i reef break si formano contro le barriere coralline. 

venerdì 14 aprile 2017

I fenicotteri rosa e gli stagni della provincia di Oristano


Fenicotteri nello stagno di Cabras 
Genti arrubia (in italiano, gente rossa), così gli abitanti del posto chiamano i fenicotteri rosa, gli straordinari e graziosi volatili che, in determinati  periodi, si possono vedere sostare nelle zone umide in provincia di Oristano.  
Flamingos are shy, mi è capitato di raccontare ai turisti, lavorando come operatore turistico. Infatti, anche se si tratta di animali sociali che passano la loro vita raccolti in grossi stormi, questa loro socialità non riguarda certo i rapporti con l’uomo. Al contrario sono timidi e paurosi, e scappano via facilmente se spaventati, rischiando di farsi male per via delle fragili zampe. Quelli che si possono vedere a Oristano non fanno eccezione, anzi, sembrano ancora più diffidenti degli altri e poco abituati alla presenza dell’uomo!
Fenicottero in volo 
Eccovi alcune curiosità circa il Phoenicopterus roseus: il suo colore rosa, tendente al vermiglio, per esempio deriva dall’alimentazione a base di gamberetti, più l’animale assume un colorito vivo, più è in salute, ed è favorito nell’accoppiamento. Inoltre possiede dodici penne nere per ala; il suo caratteristico becco ad uncino gli serve per costruirsi il nido e attraverso speciali lamelle filtra il cibo delle paludi. Non si tratta dell’unico volatile che è possibile vedere nel territorio oristanese: nidificano anche avocette, il falco di palude, cavalieri d'Italia, cormorani (temutissimi dai pescatori locali perché fanno strage di pesce) e una grande varietà di specie piuttosto rare, come il pollo sultano, il gabbiano roseo, il gabbiano corso, quest'ultimo stanziale all'Isola di Mal di Ventre.
Gli stagni dove fare birdwatching a Oristano
Dove vederli e fare foto:  le zone palustri in cui è possibile avvistare  i fenicotteri rosa sono lo  stagno di Cabras, la laguna di Mistras, lo stagno di Sale 'e Porcus, lo stagno di Santa Giusta e poco più avanti la bellissima oasi faunistica di S'Ena Arrubia. Si tratta di aree indicate nella cartina. 
Itinerario 1: Il primo percorso parte dallo stagno di Cabras, che si trova all'uscita del paese di Cabras. Qui è possibile fermarsi presso un sentiero sterrato e inoltrarsi a piedi attraversando un grazioso ponticello. La seconda tappa è lo stagno di Santa Giusta, anche questo all'immediata uscita del paese, sulla strada provinciale che da Santa Giusta conduce ad Arborea. Se proseguite lungo questo itinerario, dopo circa 1 km giungete a Cirras e all' oasi di S'Ena Arrubia
Stagno di Cabras, fenicottero 
Itinerario 2: anche in questo caso il percorso inizia con lo stagno di Cabras, la seconda tappa è poi la laguna di Mistras, che si trova alla fine della strada che conduce a San Giovanni di Sinis. Per raggiungerla occorre arrivare alla spiaggia detta di "mare morto",  e camminare a piedi per un lungo tratto. Dalla laguna di Mistras, ci si può spostare verso lo stagno di Sale 'e Porcus, che si trova nelle immediate vicinanze della località balneare di Putzu Idu, dal cui lungomare sono visibili le famose saline.   
Quando vederli: il periodo migliore per vedere i fenicotteri rosa è nelle prime settimane di giugno, quando si fermano a nidificare in numero di molti esemplari, cosa che è accaduta anche quest'anno, e tutta l'estate. 

martedì 7 marzo 2017

S'Archittu

Chi va in cerca di meraviglie della natura, non può che restare colpito da S'Archittu, una delle bellezze più incantevoli della costa oristanese. 
Si tratta un arco naturale di roccia calcarea di colore chiaro, formatosi per l'azione erosiva del mare, che si trova sul litorale dell'omonimo piccolo paese, non distante da Santa Caterina di Pittinuri, nel comune di Cuglieri.  
L'arco è alto circa nove metri e profondo diverse decine, e mette in comunicazione il mare aperto con la piccola baia. E' circondato da tre isolotti a forma di fungo, levigati anche'essi dalla pazienza delle onde. Può essere raggiunto da una stradina posta a nord del paese. 
La spiaggia di S'Archittu, pur essendo piccola è ottima per i bagni, in quanto riparata dal vento e le acque sono molto tranquille. E' frequentata sia di giorno che di notte, e vi sorgono vicino bar e pizzerie dove ci si può fermare per uno pranzo veloce.
Anche una passeggiata è molto piacevole da queste parti, il sentiero lastricato giunge fin quasi all'arco e da qui si gode un panorama bellissimo, che spazia dall'azzurro intenso del mare fino al verde della macchia mediterranea. L'effetto scenico è ancora più bello la notte, con le luci di un riflettore che illuminano tutta la zona. 
Molto nota è l'abitudine, da parte dei nuotatori più intrepidi, di tuffarsi dall'arco (vedi il video).  
Una competizione che qui è diventata anche sportiva, in quanto da queste parti si sono svolte negli anni anche campionati mondiali dei tuffi da grandi altezze. 
Per chi non ama il rischio, è possibile godersi pigramente il mare, e fotografare la bellezza dei tramonti nelle giornate d'estate, con il sole arancione che sembra fermarsi catturato nell'arco.
Come arrivare: la spiaggia dell'arco si trova poco dopo quella di Santa Caterina di Pittinuri, e ci si arriva in quindici minuti da Cuglieri, e in circa quaranta minuti da Bosa. Da Oristano invece, superato il comune di Riola Sardo, occorre seguire la SP 292 in direzione Cuglieri.  

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