domenica 12 maggio 2013

Il museo delle statue menhir


Tra i luoghi più misteriosi e interessanti da visitare in provincia di Oristano, c'è senza dubbio, a Laconi, il museo delle statue menhir. Qui potrete fare un suggestivo balzo indietro nel tempo, e apprendere un po' della preistoria e dell'archeologia sarda.
I siti megalitici del resto, sono diffusi in tutta Europa: Gran Bretagna, Francia e Corsica, Galizia.
La parola megalitico deriva dal greco e vuol dire grossa pietra e appunto tali sono i menhir: grosse, a volte enormi pietre piantate verticalmente nel terreno, di altezza variabile tra 50 cm e 3 metri. 
Non sono da confondere con i dolmen, successivi in ordine cronologico e polilitici, cioè fatti di più pietre ordinate e sovrapposte a formare una struttura. Di qualcuna di queste costruzioni più evolute, come ad esempio quella famosissimo di Stonehenge, risalente a 2.500 anni fa, nella città di Amesbury in Inghilterra, si sa che era un osservatorio astronomico e infatti il suo asse centrale è rivolto verso la posizione del sole durante il solstizio d'estate.

Venendo ai menhir (detti anche perdas fittas) in Sardegna, il mistero permane abbastanza irrisolto sulla loro funzione. La statua-menhir più antica è stata ritrovata ritrovata presso Genna Arrele, vicino Laconi, nella regione storica del Sarcidano. Altre aree dove sono stati fatti importanti ritrovamenti sono il Marghine (Meana Sardo e Silanus), il Barigadu e il Mandrolisai (Samugheo e Allai), e sempre il Sarcidano(Nurallao e Isili). Il periodo storico è il Neolitico-Età del Rame (2700-3200 a.C.) per quelli più antichi e non più tardi del 2000 a.C. circa, per quelli più recenti. 
Una cosa da sapere è la differenza tra menhir e statue-menhir. Coni primi si indicano i megaliti più antichi, eretti verticalmente nel terreno e non recanti alcun segno, con le seconde invece le strutture nelle quali sono riportati disegni e varie rappresentazioni. Nelle statue menhir infatti, si trovano rappresentati volti stilizzati, pugnali messi orizzontalmente, e soprattutto il motivo del capovolto (foto in basso). Questo disegno, ritrovato anche nelle domus de janas, sembrava stesse a indicare l'uomo nel suo passaggio nell'aldilà. 
I menhir avevano quindi una forte valenza religiosa, indicavano divinità, eroi o antenati divinizzati, oltre che simboli sessuali. A quest'ultimo proposito, oltre al simbolo fallico alcuni rappresentavano anche la fecondità femminile, con il disegno dei seni. A tutt'oggi, una leggenda o credenza racconta che le donne che non riescono a rimanere incinte dovrebbero fare visita a questi monumenti della fertilità e strusciarvisi contro.

Un'altra funzione che dovevano avere nella civiltà prenuragica, era quella di marcare il territorio rispetto alle comunità vicine, infatti si colgono tanti piccoli elementi di diversità tra i gruppi di menhir ritrovati in Sardegna. Essi sottolineano inoltre anche l'emergere all'interno della comunità della casta dei guerrieri, che si affermerà al tempo dei nuraghi.
Il ricco complesso delle statue-menhir di Laconi, presenta esemplari singolari e molto curati dal punto di vista della lavorazione della pietra. Proprio per queste caratteristiche e il gran numero di ritrovamenti, si è scelto di realizzare qui il museo delle statue menhir. Anche se la visione non è la stessa che si poteva avere guardandoli in campo aperto, dove si trovavano originariamente e da cui sono stati portati via per interrompere depredamenti e atti vandalici, nell'osservarli da vicino vi appariranno meravigliosi e misteriosi come il famoso monolite di Kubric in Odissea 2001 nello spazio.

domenica 5 maggio 2013

Storia di una blogger

Il suo blog in inglese, recita così: 
"Sardinia is the second largest island in the beautiful Mediterranean Sea. 
In her isolation she feels a nation unto her own, but she is deeply connected to the continent. Italy is her ruler, but she, Sardinia makes her own rules. She’s yours to discover, if you have it in you."
Con queste poche e speciali parole, dedicate alla Sardegna, Jennifer aggiunge alla geografia fisica della nostra isola quella sentimentale dei suoi abitanti. E ci descrive benissimo!
Quando ho scoperto My sardinian life, quasi un anno fa, mi ha colpito come una folgorazione. 
La storia di questa ragazza, canadese di nascita, è fantastica, e riflette un'intenso viaggiare tra tanti paesi del mondo: Brasile, Australia, Irlanda, fra gli altri. 
Ora da cinque anni si è fermata a Trinità d'Agultu, un piccolo paesino della selvaggia Gallura. 
E da uno dei luoghi più affascinanti della Sardegna, dove tra cisto e rocce affioranti la natura è ancora un principe libero e risuona della poesia di De Andrè, aggiorna il proprio diario di viaggio con la sua vita sarda.  

domenica 21 aprile 2013

Oristano, città giudicale


Un giro a piedi per Oristano, bella cittadina che già nell'Ottocento colpiva i suoi visitatori per i suoi tratti vagamente orientaleggianti,  non può che iniziare dalla centralissima piazza Roma. Qui si trova la Torre di San Cristoforo, fatta erigere da Mariano II nel 1290. 
Durante il periodo giudicale (1070-1410), la torre rappresentava l'ingresso alla città. L'accesso era dato probabilmente da un ponte levatoio, azionato da argani che si trovavano al secondo piano, e da una seconda porta a battenti. 
Il cuore del centro storico di Oristano, da anni quasi  del tutto pedonalizzato, è rappresentato dalla Piazza Eleonora, alla quale si giunge percorrendo Corso Umberto (via Dritta), dove sorge la statua eseguita dal fiorentino Achille Cambi nel 1881, e dedicata alla memoria di Eleonora d'Arborea (1347-1403), la famosa giudicessa. A lei si devono la Carta de Logu e l'ultimo fiero periodo d'indipendenza del Giudicato d'Arborea
Alla propria destra ci si trova il Palazzo degli Scolopi, sede attuale del Comune. Molte sono le cose da vedere proseguendo il tour da questo slargo. Poco distante ad esempio, in Via Sant'Antonio, si trova la neoclassica Chiesa di San Francesco, convento dei frati francescani, costruita nel periodo che va dal 1841 al 1847 dal cagliaritano Gaetano Cima. Al suo interno, si trova il suggestivo Cristo Crocifisso detto di Nicodemo, una scultura lignea che rappresenta la massima espressione della cultura catalana in Sardegna e risale al Quattrocento.

Continuando la nostra lenta passeggiata verso via Duomo, dopo cento metri ci  imbattiamo nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove si dice trovassero sepoltura i Giudici. Oltre c'è Via Vittorio Emanuele, che prima era chiamata "ruga mercatorum" perché vi si teneva il mercato. In piazza Mannu hanno sede le carceri, in luogo delle quali nel Medioevo sorgeva la residenza giudicale. Da qui, per tale ragione, inizia tuttora la discesa della Sartiglia, l'evento più importante del Carnevale in provincia di Oristano. 
Alla fine di piazza Mannu, si trovava un tempo Porta Mari, che rappresentava l'ingresso meridionale alla città fortificata. Poiché gravemente danneggiata è stata abbattuta all'inizio del Novecento. 
Il tour può concludersi nei punti di confluenza tra Piazza Mariano e e la via Mazzini, presso la Torre di Portixedda. Quest'ultima può essere raggiunta ritornando in Piazza Roma e percorrendo tutta Via Garibaldi. Nel suo aspetto attuale l'edificio, che univa la cinta muraria di nord-est con quella sud-est, è un torrione circolare che risale alla dominazione spagnola. Tuttavia al suo interno sono state rinvenute fondamenta quadrate che ne fanno assegnare la primitiva costruzione al periodo di Mariano II.     

domenica 14 aprile 2013

I fenicotteri rosa e gli stagni della provincia di Oristano


Fenicotteri nello stagno di Cabras 
Genti arrubia (in italiano, gente rossa), così gli abitanti del posto chiamano i fenicotteri rosa, gli straordinari e graziosi volatili che, in determinati  periodi, si possono vedere sostare nelle zone umide in provincia di Oristano.  
Flamingos are shy, mi è capitato di raccontare ai turisti, lavorando come operatore turistico. Infatti, anche se si tratta di animali sociali che passano la loro vita raccolti in grossi stormi, questa loro socialità non riguarda certo i rapporti con l’uomo. Al contrario sono timidi e paurosi, e scappano via facilmente se spaventati, rischiando di farsi male per via delle fragili zampe. Quelli che si possono vedere a Oristano non fanno eccezione, anzi, sembrano ancora più diffidenti degli altri e poco abituati alla presenza dell’uomo!
Fenicottero in volo 
Eccovi alcune curiosità circa il Phoenicopterus roseus: il suo colore rosa, tendente al vermiglio, per esempio deriva dall’alimentazione a base di gamberetti, più l’animale assume un colorito vivo, più è in salute, ed è favorito nell’accoppiamento. Inoltre possiede dodici penne nere per ala; il suo caratteristico becco ad uncino gli serve per costruirsi il nido e attraverso speciali lamelle filtra il cibo delle paludi. Non si tratta dell’unico volatile che è possibile vedere nel territorio oristanese: nidificano anche avocette, il falco di palude, cavalieri d'Italia, cormorani (temutissimi dai pescatori locali perché fanno strage di pesce) e una grande varietà di specie piuttosto rare, come il pollo sultano, il gabbiano roseo, il gabbiano corso, quest'ultimo stanziale all'Isola di Mal di Ventre.
Gli stagni dove fare birdwatching a Oristano
Dove vederli e fare foto:  le zone palustri in cui è possibile avvistare  i fenicotteri rosa sono lo  stagno di Cabras, la laguna di Mistras, lo stagno di Sale 'e Porcus, lo stagno di Santa Giusta e poco più avanti la bellissima oasi faunistica di S'Ena Arrubia. Si tratta di aree indicate nella cartina. 
Itinerario 1: Il primo percorso parte dallo stagno di Cabras, che si trova all'uscita del paese di Cabras. Qui è possibile fermarsi presso un sentiero sterrato e inoltrarsi a piedi attraversando un grazioso ponticello. La seconda tappa è lo stagno di Santa Giusta, anche questo all'immediata uscita del paese, sulla strada provinciale che da Santa Giusta conduce ad Arborea. Se proseguite lungo questo itinerario, dopo circa 1 km giungete a Cirras e all' oasi di S'Ena Arrubia
Stagno di Cabras, fenicottero 
Itinerario 2: anche in questo caso il percorso inizia con lo stagno di Cabras, la seconda tappa è poi la laguna di Mistras, che si trova alla fine della strada che conduce a San Giovanni di Sinis. Per raggiungerla occorre arrivare alla spiaggia detta di "mare morto",  e camminare a piedi per un lungo tratto. Dalla laguna di Mistras, ci si può spostare verso lo stagno di Sale 'e Porcus, che si trova nelle immediate vicinanze della località balneare di Putzu Idu, dal cui lungomare sono visibili le famose saline.   
Quando vederli: il periodo migliore per vedere i fenicotteri rosa è nelle prime settimane di giugno, quando si fermano a nidificare in numero di molti esemplari, cosa che è accaduta anche quest'anno, e tutta l'estate. 

sabato 6 aprile 2013

La spiaggia di San Giovanni di Sinis ( 2a e ultima parte)


Un po' di storia: Fino agli anni ottanta, il villaggio e la strada che porta in cima alla torre, ospitavano le caratteristiche "baraccas", le capanne di falasco dei pescatori, costruite con un'intelaiatura di tronchi e con le pareti e il tetto di un'erba palustre molto diffusa in questa zona. Il fascino della spiaggia di San Giovanni è accresciuta dalla presenza di uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna: le rovine della città fenicio punica, e poi romana, di Tharros. 
Quella che si può vedere oggi è ciò che resta della città imperiale, con le strade lastricate che digradano dolcemente verso il mare, dove è nascosta parte dell'antica Tharros. L'area archeologica è visitabile con o senza la guida, e con un breve tour si può scoprire il compitum, ovvero la piazzetta dei Lares di età augustea, un piccolo anfiteatro, i resti del villaggio nuragico (dove si trovava il tophet, in cui avveniva il sacrificio di piccoli animali ed erano offerti alla divinità i bambini morti neonati), ciò che rimane di un tempio punico, le terme, e un importante battistero paleocristiano.
Uscendo dal sito archeologico si trova il sentiero, percorribile soltanto a piedi, che conduce al promontorio di Capo San Marco, che con il suo faro è l'estrema vedetta del golfo di Oristano. Lungo il percorso, seminascoste da palme nane e lentisco, si trovano i resti della necropoli cartaginese e le sontuose tombe a camera, i cui ricchissimi corredi di ori, sono stati depredati a metà ottocento, andando ad arricchire il museo del Louvre, il British Museum, ma anche le collezioni italiane a Torino e Pavia. Più avanti, presso il fortino militare, c'è il nuraghe Baboe Cabitza.

Mare vivo e mar morto: da Capo San Marco, si domina il mare aperto e Minorca, isoletta spagnola distante non più di 172 miglia marine. Questa posizione per i fenici risultò strategica, in quanto Tharros era l'ultima tappa dei viaggi verso la penisola iberica. Inoltre, la penisola del Sinis e la spiaggia di San Giovanni di Sinis, presentavano il vantaggio di un possibile approdo con ogni vento: il "mare aperto", se il vento soffiava da ponente e cioè dal mare, oppure il "mar morto", se al contrario il vento spirava da terra. La spiaggia era anche il luogo dove i fenici al loro arrivo deponevano le merci, e intrapresero i primi scambi con le popolazioni locali.

Sullo stesso argomento, vedi: La spiaggia di San Giovanni di Sinis

La spiaggia di San Giovanni di Sinis


Uno dei luoghi più belli a cui puntare, se capitate in provincia di Oristano, è senza dubbio la spiaggia di San Giovanni di Sinis, che si estende per circa 4 km lungo il lato occidentale della Penisola del Sinis, inframezzata da parti rocciose di arenaria e basalto, e dalla suggestiva torre. 
Il Sinis è tante cose insieme, e questa zona, che chiude il golfo di Oristano, le racchiude magnificamente: natura e colori sgargianti in ogni stagione, in particolare in primavera (vedi alcune foto); mare cristallino e panorama mozzafiato, ovunque si diriga lo sguardo, scenografiche insenature. 
Come arrivare: da Oristano si prende l'uscita per Cabras (qui l'itinerario), e si prosegue sulla strada provinciale per circa 20 km, la spiaggia è ben segnalata e facilmente raggiungibile. 
Sul percorso, all'uscita del comune di Cabras, ci si lascia alla destra lo stagno di Cabras, che rappresenta un ottimo punto di sosta per gli amanti del birdwatching. Proseguendo, ci si inoltra lentamente in un'ampia e brulla pianura fatta di coltivazioni che per secoli sono state "in arido", e ancora oggi conserva un aspetto poco addomesticato. 
Dopo qualche chilometro, superato il canale scolmatore, si può intravedere in lontananza sulla sinistra la laguna di Mistras. 
Il villaggio balneare: alla fine del percorso, si giunge all'ex-borgo di pescatori, oggi un paesello con diversi bar e ristoranti, una discreta animazione estiva, poche strade interne non asfaltate e polverose, e abitazioni dove i villeggianti possono prendere in affitto una stanza o prenotare in qualche bed and breakfast. 
Nella piazza centrale, si trova la piccola chiesa di San Giovanni di Sinis, la cui pianta originaria è del VI secolo, in principio a croce greca e in seguito trasformata a croce latina. 
Consiglio senz'altro una visita a questa bella e antica costruzione, aperta tutto l'anno. All'interno della chiesa, si trova un curioso registro delle presenze, dove ciascuno  può lasciare la propria firma, ce ne sono da posti lontanissimi. 
All'arrivo al villaggio dovrete obbligatoriamente svoltare a sinistra, giungendo così a un ampio slargo che ospita, durante l'estate, il punto di acquisto dei ticket per la sosta e una zona per il parcheggio a pagamento. Con la macchina è conveniente procedere ancora oltre, fino alla fine dei chioschi disposti a lato della strada. Parcheggiata l'auto, si può scendere e iniziare una tranquilla passeggiata  e una poco impegnativa salita, lunga non più di cinquecento metri, verso la maestosa torre spagnola di San Giovanni di Sinis, costruita da Filippo II di Spagna tra il 1580 e il 1610, durante la dominazione spagnola, per far fronte alle incursioni barbaresche. 

( fine prima parte)

Potrebbe interessarti il post: La spiaggia di San Giovanni di Sinis (2a e ultima parte)

lunedì 1 aprile 2013

La ricetta delle pardulas di ricotta

Anche nella zona di Oristano, come in tutta la Sardegna, le formaggelle sono dolci tipici pasquali, che brave massaie s'ingegnano ancora a preparare seguendo la tradizione. In sardo si chiamano pardulas (nel Campidano) o casatinas (nel nuorese) e si tratta di piccoli tortini a base di ricotta o di formaggio (vedi anche il video). Con il tempo ciascuna località le ha personalizzate elaborando con creatività una propria ricetta
Ingredienti per le pardulas di ricottaPer la sfoglia: 400 gr. di semolino, 150 gr. di strutto, sale. Per il ripieno: 500 gr. di ricotta, 3 uova, la scorza di due limoni e arance non trattate, un pizzico di zafferano, semola fine, zucchero, semolato. 
Preparazione. Versare il semolino sulla spianatoia così da ottenere la classica fontana, incorporare un po' di acqua tiepida, un pizzico di sale e lo strutto sciolto.  Lavorare velocemente gli ingredienti fino ad ottenere un morbido impasto, quindi lasciarlo riposare in un luogo riparato. Nel frattempo lavorare la ricotta con un cucchiaio di legno e aggiungere a poco a poco, sempre mescolando, la scorza gratuggiata delle arance e dei limoni, le uova, un paio di cucchiai di semola e altrettanti di zucchero. Con il composto ottenuto modellare delle palline della grandezza di una noce. Con un mattarello tirare l'impasto fino ad ottenere una sfoglia sottile e ricavare dalla sfoglia dei dischetti grandi come un piattino da caffè.  Al centro di ogni dischetto mettere una pallina aromatizzata e ripiegare la sfoglia verso l'interno formando dei piccoli canestri con cinque angoli. Sistemare i dolcetti così ottenuti sopra le teglie spolverizzate di semola e farli cuocere in forno a calore moderato per circa trenta minuti. A cottura ultimata, lasciarle freddare e preparare la glassa con zucchero a velo e qualche cucchiaio d'acqua o succo di limone, fino a ottenere una crema densa. Cospargere la sommità delle pardulas aggiungendo una spolveratina di diavoletti. 

sabato 30 marzo 2013

Il rito de "Su Scravamentu"


Ieri, in molte località dell'Isola, sono proseguiti i riti dedicati alla Settimana Santa, durante la quale si ricordano, attraverso le celebrazioni religiose, gli ultimi giorni di vita di Gesù fino alla Resurrezione il giorno di Pasqua.
In particolare, di Venerdì Santo, le funzioni ecclesiastiche sono dedicate al racconto della Passione e morte di Cristo e all'adorazione della Croce. La liturgia della parola segue il vangelo di Giovanni. 
E' tradizione, in molti luoghi, effettuare in questo giorno la Via Crucis per ripercorrere il cammino con la Croce di Gesù verso il Calvario. Alla sera, al termine del racconto evangelico e della funzione, le Confraternite, impersonando i discepoli, procedono al pio rito della deposizione di Gesù dalla Croce e della sepoltura, detto in sardo Su Scravamentu. Questa usanza è di grande impatto scenico e teatrale, e viene vissuta con grande devozione dalle diverse comunità.

(Foto: flikr)

mercoledì 27 marzo 2013

Pasta con gli asparagi

Oggi siamo abituati a trovarli al mercato, li acquistiamo in un comodo mazzo e li portiamo a casa. Ma l'asparago è una pianta selvatica che cresce facilmente in natura, sotto forma di cespugli bassi e spinosi. 
I frutti sono bacche di colore verde, oppure viola o bianco - se crescono interrati, questi ultimi oggetto di coltivazione. In cucina ci si può sbizzarrire con tante ricette, come risotti o con la semplice aggiunta di uova o formaggio; l'utilizzo degli asparagi è raccomandato in quanto hanno tante proprietà benefiche per il nostro organismo.
Da marzo a giugno, soprattutto dopo le piogge, può essere piacevole fare un'escursione per le campagne e dedicarsi alla loro raccolta. Basta riuscire a trovarne un piccolo mazzo, che ci si può dedicare a fare un'ottima pasta con gli asparagi, facile da preparare e fatta in casa. 

Ingredienti
250 gr. di fusilli o di penne rigate
un mazzo di asparagi (circa 250 gr.)
una testa d'aglio
50 ml di latte
un pizzico di sale
olio extravergine d'oliva
una spolverata di pecorino

Preparazione: Per iniziare, occorre far cuocere gli asparagi nell'acqua salata bollente, quindi tagliarli a tocchetti lasciando qualche punta per la decorazione. Quindi far rosolare in olio extravergine d'oliva, insieme con una testa d'aglio. Dopo qualche minuto, raggiunta la doratura dell'aglio, frullarli aggiungendo un po'  di latte. Otterrete così una crema delicatissima. Ora, occorre cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla ancora al dente e passarla in padella con la crema di asparagi e l'aggiunta a piacere di pecorino - se non si usano ingredienti della cucina sarda, che divertimento c'è? - amalgamando poi il tutto.  Impiattare spolverando sopra altro formaggio e guarnire con le punte degli asparagi conservate per abbellire. 

domenica 24 marzo 2013

La Settimana Santa


Tra gli eventi legati al folklore e alle feste religiose della Sardegna, sicuramente i riti della Settimana Santa (detta Sa Chida Santa) hanno un posto particolare. 
Nell'Isola, infatti, si sono conservate tradizioni antichissime - legate alla fede cristiana - che stupiscono ancora per fascino e mistero. 
Protagoniste indiscusse delle celebrazioni sono le Confraternite, accompagnate dalla devozione del popolo. 
Quest'anno Pasqua e Pasquetta cadono presto, domenica 31 Marzo e lunedì 1 Aprile. E' già l'ottima occasione per  organizzare un viaggio da queste parti. Dopo un inverno rigido e piovoso, la primavera è al suo inizio, e i colori della natura si risvegliano creando paesaggi spettacolari, con il sole che diventa già più caldo e le giornate che si allungano.
In provincia di Oristano, in tutti i paesi si celebrano i riti legati alla Passione di Gesù e alla Pasqua di Resurrezione. Il primo appuntamento è la Domenica delle Palme, che nella tradizione  cristiana ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, in sella a un asino, salutato dalla folla che innalzava rami di palma. 
Di Lunedì Santo si svolge nella città di Oristano Is Misterius (i misteri), in cui sette statue vengono condotte nelle sette chiese principali della città. La processione avviene all'imbrunire, e raccoglie ogni anno molti fedeli. 

Con la lavanda dei piedi e l'Ultima Cena, di Giovedì Santo, si ricorda l'istituzione del Sacerdozio e dell'Eucarestia; e il gesto con quale Gesù insegnò l'umiltà e l'amore per il prossimo ai propri discepoli, che vengono impersonati dai Confratelli.
Il Venerdì Santo, come dovunque, anche qui si partecipa alla Via Crucis, un itinerario religioso che ricorda il Calvario del Cristo fino alla Croce. La sera di Venerdì ha luogo, in molti luoghi della Provincia, il rito de Su Scravamentu, ovvero la deposizione di Gesù morto dalla Croce. Un momento particolarmente intenso, e di grande bellezza scenografica in particolare nei paesi di Santu Lussurgiu (vedi il video in basso), Cuglieri, Santa Giusta, solo per citarne alcuni. 
Infine la Domenica di Pasqua (detta Pasca Manna) con S'Incontru si celebra la Resurrezione di Gesù. Attraverso due processioni distinte  le Confraternite - della Madonna del Rosario e de Is Animas (Madonna del Carmelo) e dello Spirito Santo, ma i loro nomi differiscono a seconda delle diverse località sarde - portano a incontrarsi il Gesù Risorto e la Madonna. A quest'ultima viene tolto il velo di lutto per l'avvenuta Resurrezione e e viene posta sul capo la corona.   


(foto dal sito: www.provincia.or.it)

sabato 23 marzo 2013

Seneghe

Il paese (vedi come arrivare)
Si dice che il nome Seneghe abbia origine da s'ena - che significa sorgente - infatti anche in questo piccolo centro del Montiferru non mancano le fonti boschive e molti pozzi sono disseminati all'interno del suo abitato.
Forse si tratta del primo motivo che ha portato l'uomo a stabilirsi in questa zona, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici del territorio seneghese:  nuraghi, e tombe dei giganti
L'economia di questo paese è di tipo agropastorale: molto praticato è l'allevamento bovino, in particolare della razza sardo-modicana, il cosiddetto bue rosso,  che qui vive ancora allo stato brado. 
Albero secolare nel bosco di Seneghe
Altra importante risorsa dell'economia è l'olivicoltura, le colline dei dintorni hanno a dimora un grande numero di alberi d'olivo. Da circa mezzo secolo è presente a Seneghe l'Oleificio sociale, una cooperativa di oltre trecento soci con un impianto moderno e razionale. Dal 1994, si svolge nei mesi di febbraio e marzo il Premio Nazionale Montiferru, il più importante nel suo genere per quanto riguarda l'olio d'oliva. L'ultimo fine settimana di Novembre, invece, si tiene la manifestazione Prentzas Apertas, momento in cui tanti visitatori   possono avere una panoramica delle produzione locale visitando i vecchi frantoi. Da qualche anno, inoltre, si tiene da queste parti un grande evento: il Settembre dei Poeti (Cabudanne de sos poetas), un festival di poesia (vedi il video) premiato nel 2009 come migliore manifestazione italiana del genere, che ogni anno fa rivivere e adorna con i suoi versi gli scorci suggestivi del centro storico,  le facciate aragonesi e le piccole piazze. 
Merita una visita, ed è di particolare bellezza (vedi la foto), il bosco comunale, chiamato dai seneghesi "su monte", che si estende per circa 900 ettari e in cui si possono osservare varie specie forestali, alberi secolari e numerose specie animali e vegetali di interesse naturalistico

sabato 16 marzo 2013

Tharros e le rotte commerciali dei Fenici


Per chi capita in provincia di Oristano, una tappa molto suggestiva da fare è quella all'area archeologica di Tharros, uno dei siti più importanti della Sardegna, situato nella penisola del Sinis, a circa 12 km da Cabras (vedi come arrivare).
I fenici fondarono Tharros intorno alla fine del VIII secolo a. C., dopo che le loro rotte commerciali li avevano già portati a occupare approdi favorevoli nella parte sud occidentale della Sardegna. Ad esempio Karaly (Cagliari), Sulky (Sant'Antioco), Nora, e nel golfo di Oristano Othoca (Santa Giusta), e a est di Capo Frasca Neapolis (Santa Maria di Nabui).
I fenici erano un popolo che proveniva da diverse città-stato: Tiro, Sidone, nei pressi dell'attuale Libano. 
Abilissimi nella navigazione e dediti al commercio, geniali inventori dell'alfabeto, in quel periodo con i loro traffici percorrevano buona parte del Mediterraneo. 
Le loro erano vere e proprie imprese, che comportavano lunghi tragitti e alti costi, e potevano essere organizzate unicamente da coloro che detenevano il potere, cioè dai membri della casa regnante e dalla casta sacerdotale. I viaggi richiedevano due tre anni di tempo, e implicavano un alto rischio di naufragio.
La penisola del Sinis fu scelta in quanto consentiva sempre, o da levante o da ponente, un approdo tranquillo con ogni vento, e infatti sul lato più riparato fu costruito il porto. Nel tragitto, Tharros rappresentava l'ultima meta prima della penisola iberica.
I contatti con le popolazioni nuragiche che abitavano la zona furono pacifici, e inizialmente avvennero senza il contatto diretto. Al loro arrivo i fenici giungevano sulla spiaggia e sistemavano le loro merci, e ritornavano sulle navi attendendo che i locali vi deponessero accanto le proprie. Se il baratto era ritenuto buono, ritiravano il ricevuto. I beni offerti erano la porpora, unico pigmento naturale dell'antichità, più ciò mettevano assieme con i loro viaggi (terracotte etrusche e greche, avorio dell'Africa) contro prodotti alimentari di pregio come il vino, il sale, e materie prime quali l'argento.
Chi visita l'area archeologica può scegliere o meno di avvalersi della guida, e con lo stesso biglietto può visitare il museo di Cabras. E' possibile ammirare molti reperti archeologici di età fenicio punica anche all'Antiquarium Arborense di Oristano.

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