venerdì 29 agosto 2014

Il vero ritratto di Eleonora d'Arborea (2ª parte)

Di certo Eleonora, se vogliamo restare alla storia, ci appare nel suo tratto deciso di domina sarda, intenta all'arte di governo e capace nel comando. Bellieni ritiene logico accostarla, più che a un'ideale figura da lirica provenzale o dolce stil nuovo, ad altre donne guerriere. 
A Ibn Caldun, per esempio, condottiera dei latino africani e delle tribù berbere nell'invasione araba, a cui era simile il popolo dei sardi definiti "Rum Afarica berberizzanti", per le tradizioni e i costumi comuni.
Eleonora si rivelerà soprattutto nell'attività legislativa, e nella capacità di essere una madre di famiglia prudente e saggia, ma anche irremovibile, quando il re di Spagna Don Pietro, le richiederà di dare il proprio figlio in cambio della liberazione del marito Brancaleone D'Oria. In questo passaggio, c'è probabilmente la chiave di tutto il suo carattere. 
Morti il padre e il fratello Ugone, preferisce la guerra agli Aragonesi, a una resa disonorevole. Disobbedisce alle richieste pressanti del marito, che gli consigliava di riporre tutto nelle mani del sovrano, in modo da poter recuperare la libertà. Assume il controllo del regno, che le toccava per diritto dinastico, e per un'ideale di giustizia, impugna le redini del proprio cavallo e corre da una parte all'altra della Sardegna, motivando alla battaglia per la propria libertà tutti i sardi. 
Secondo diversi storici, tra cui Raimondo Zucca, l'unica immagine di Eleonora d'Arborea si trova nella chiesa di San Gavino martire, e risale al quattordicesimo secolo. La chiesa è considerata una sorta di pantheon celebrativo degli Arborea, e si trova a poca distanza dal castello di Monreale, che costituiva la residenza estiva della famiglia. 

giovedì 28 agosto 2014

Il vero ritratto di Eleonora d'Arborea

Di una delle donne più importanti per la storia di Oristano e la Sardegna, a cui si deve l'eredità di una costituzione come la Carta de Logu, e che ai tempi del Giudicato d'Arborea combattè fieramente per l'indipendenza del popolo sardo, non esiste purtroppo alcun ritratto accertato.
Lo scorso anno, in occasione di Monumenti aperti 2012, il 13 maggio i visitatori hanno potuto ammirare tra i tanti edifici storici della città di Oristano anche il Palazzo Campus Colonna. Un edificio signorile acquistato in tempi recenti dall'amministrazione comunale, e diventato sede di lavoro della Giunta e del Sindaco. 
Nei locali del palazzo si trova una vasta rassegna di bei quadri, realizzati da artisti del Novecento sardo, come Antonio Corriga, Carlo Contini, soltanto per citarne alcuni. 
Nell'ufficio del sindaco, tra arredi di notevole pregio e mobili d'epoca, si trova anche un'opera della fine dell'Ottocento del pittore Antonio Benini, raffigurante Eleonora d'Arborea (vedi foto a lato). Una donna avvenente e dal corpo slanciato, in abiti eleganti da corte barcellonese, è in atto di scrivere proprio la Carta de Logu e si rivolge al ritrattista.
Per realizzare il quadro il Benini utilizzò una pittura del seicento che recava sul retro la scritta "ritratto di Eleonora". Ma quella era davvero Eleonora d'Arborea? 
In realtà, la signora del quadro a cui  il Benini si ispirò fedelmente, e di cui di conseguenza il suo è una riproduzione, era  Giovanna di Castiglia detta la Pazza (Joana d'Aragó i de Castella o Joana la Boja, 1479-1555). Una donna anch'essa importante, e dall'esistenza piuttosto tormentata. Probabilmente, lontana dalla figura combattiva e di eroina romantica, che il tempo ha finito per cucire intorno a Eleonora d'Arborea. 
E' stato lo storico sardista Camillo Bellieni, nel suo libro sulla giudicessa ("Eleonora d'Arborea" Ilisso 7€) a chiarire il clima di fervida  fantasia in cui si mossero gli scrittori isolani del periodo 1840-1870, e in cui si può inserire anche questo ritratto. Le ricostruzioni, che cercavano di colmare evidenti lacune storiche, trasformarono la Oristano giudicale in una Arles sarda, dove si cantava di guerra e d'amore e s'insegnava una gaia scienza che al volgare provenzale sostituiva quello del Campidano. E naturalmente a Eleonora non fu fatto mancare un maestro di lettere  italiane e latine, tutto impegnato nell'educazione della giovane. Noi però non sappiamo quale istruzione lei abbia davvero ricevuto, e se fosse una bella donna oppure no.

( fine prima parte...  continua qui)     

mercoledì 16 luglio 2014

S'arena scoada

S'arena scoada in primavera (foto flickr ) 
Tra le spiagge della provincia di Oristano, una citazione merita senz'altro S'arena scoada, per la bellezza delle acque e di tutto il litorale. Si trova nella marina di San Vero Milis,  accanto alla località balneare di Putzu Idu, e ad altre spiagge come Su Pallosu, Sa Mesa longa.  
Con il suo borgo turistico di piccole villette, S'arena scoada è la meta ideale di chi durante l'estate cerca  case o appartamenti in affitto, o in vendita, in luoghi che  pur non privi di abitanti sono lontani dal clamore e da eccessivi flussi turistici. 
Come arrivare:  l'itinerario per la spiaggia di S'arena scoada non differisce da quello per Putzu Idu, ovvero da Oristano è sufficiente immettersi sulla strada provinciale 292 e seguire queste indicazioni. Giunti a Putzu Idu, si svolta a sinistra e si attraversa il breve tratto asfaltato  dentro la località balneare. In qualche minuto sarete giunti al grazioso lungomare. 
Fondale e costa: oltre a un mare bellissimo, di un azzurro trasparente che sembra tropicale (di recente ho scoperto che la colorazione dell'acqua marina è data dalla concentrazione dei sali, e non come si solito si crede solo dal fondale), le acque sono abbastanza basse e adatte anche alle nuotate dei più piccoli. Ragion per cui, S'arena scoada è un posto molto frequentato da famiglie con bambini.  La sabbia, candida e brillante, è di tipo quarzoso, almeno in parte: cioè trovate un po' del quarzo presente a Mari ermi ed Is Arutas, misto a grana più fine.  La costa è formata da piccole cale argilloso-calcaree, che purtroppo lentamente il mare sta erodendo. Alcune di queste sono molto belle e raggiungibili solo a nuoto, o passeggiando in acqua,  e sono perfette per gli innamorati e le coppie. Trattandosi di una spiaggia orientata a ovest, come la maggior parte  di quelle del golfo di Oristano, nelle giornate di maestrale questo tratto di costa diventa perfetto per gli amanti del windsurf e del kitesurfPer coloro che amano la natura, invece, nei paraggi è possibili fare camminate a piedi verso la zona di Capo Mannu e Punta S'incodina, o una breve escursione alle vicine saline di Sale 'e porcus. Dalla spiaggia, inoltre, si gode di un'ottima vista verso l'isola di Mal di Ventre
Origine del nome:  il nome "S'arena scoada" significa letteralmente la sabbia colata. Ma si tratta di un'errata interpretazione di quello originario, che era "S'aena scoada" e significava l'asina senza coda.  

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sabato 7 giugno 2014

La spiaggia di San Giovanni di Sinis ( 2a e ultima parte)


Un po' di storia: Fino agli anni ottanta, il villaggio e la strada che porta in cima alla torre, ospitavano le caratteristiche "baraccas", le capanne di falasco dei pescatori, costruite con un'intelaiatura di tronchi e con le pareti e il tetto di un'erba palustre molto diffusa in questa zona. Il fascino della spiaggia di San Giovanni è accresciuta dalla presenza di uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna: le rovine della città fenicio punica, e poi romana, di Tharros. 
Quella che si può vedere oggi è ciò che resta della città imperiale, con le strade lastricate che digradano dolcemente verso il mare, dove è nascosta parte dell'antica Tharros. L'area archeologica è visitabile con o senza la guida, e con un breve tour si può scoprire il compitum, ovvero la piazzetta dei Lares di età augustea, un piccolo anfiteatro, i resti del villaggio nuragico (dove si trovava il tophet, in cui avveniva il sacrificio di piccoli animali ed erano offerti alla divinità i bambini morti neonati), ciò che rimane di un tempio punico, le terme, e un importante battistero paleocristiano.
Uscendo dal sito archeologico si trova il sentiero, percorribile soltanto a piedi, che conduce al promontorio di Capo San Marco, che con il suo faro è l'estrema vedetta del golfo di Oristano. Lungo il percorso, seminascoste da palme nane e lentisco, si trovano i resti della necropoli cartaginese e le sontuose tombe a camera, i cui ricchissimi corredi di ori, sono stati depredati a metà ottocento, andando ad arricchire il museo del Louvre, il British Museum, ma anche le collezioni italiane a Torino e Pavia. Più avanti, presso il fortino militare, c'è il nuraghe Baboe Cabitza.

Mare vivo e mar morto: da Capo San Marco, si domina il mare aperto e Minorca, isoletta spagnola distante non più di 172 miglia marine. Questa posizione per i fenici risultò strategica, in quanto Tharros era l'ultima tappa dei viaggi verso la penisola iberica. Inoltre, la penisola del Sinis e la spiaggia di San Giovanni di Sinis, presentavano il vantaggio di un possibile approdo con ogni vento: il "mare aperto", se il vento soffiava da ponente e cioè dal mare, oppure il "mar morto", se al contrario il vento spirava da terra. La spiaggia era anche il luogo dove i fenici al loro arrivo deponevano le merci, e intrapresero i primi scambi con le popolazioni locali.

Sullo stesso argomento, vedi: La spiaggia di San Giovanni di Sinis

martedì 3 giugno 2014

La spiaggia di San Giovanni di Sinis


Uno dei luoghi più belli a cui puntare, se capitate in provincia di Oristano, è senza dubbio la spiaggia di San Giovanni di Sinis, che si estende per circa 4 km lungo il lato occidentale della Penisola del Sinis, inframezzata da parti rocciose di arenaria e basalto, e dalla suggestiva torre. 
Il Sinis è tante cose insieme, e questa zona, che chiude il golfo di Oristano, le racchiude magnificamente: natura e colori sgargianti in ogni stagione, in particolare in primavera (vedi alcune foto); mare cristallino e panorama mozzafiato, ovunque si diriga lo sguardo, scenografiche insenature. 
Come arrivare: da Oristano si prende l'uscita per Cabras (qui l'itinerario), e si prosegue sulla strada provinciale per circa 20 km, la spiaggia è ben segnalata e facilmente raggiungibile. 
Sul percorso, all'uscita del comune di Cabras, ci si lascia alla destra lo stagno di Cabras, che rappresenta un ottimo punto di sosta per gli amanti del birdwatching. Proseguendo, ci si inoltra lentamente in un'ampia e brulla pianura fatta di coltivazioni che per secoli sono state "in arido", e ancora oggi conserva un aspetto poco addomesticato. 
Dopo qualche chilometro, superato il canale scolmatore, si può intravedere in lontananza sulla sinistra la laguna di Mistras. 
Il villaggio balneare: alla fine del percorso, si giunge all'ex-borgo di pescatori, oggi un paesello con diversi bar e ristoranti, una discreta animazione estiva, poche strade interne non asfaltate e polverose, e abitazioni dove i villeggianti possono prendere in affitto una stanza o prenotare in qualche bed and breakfast. 
Nella piazza centrale, si trova la piccola chiesa di San Giovanni di Sinis, la cui pianta originaria è del VI secolo, in principio a croce greca e in seguito trasformata a croce latina. 
Consiglio senz'altro una visita a questa bella e antica costruzione, aperta tutto l'anno. All'interno della chiesa, si trova un curioso registro delle presenze, dove ciascuno  può lasciare la propria firma, ce ne sono da posti lontanissimi. 
All'arrivo al villaggio dovrete obbligatoriamente svoltare a sinistra, giungendo così a un ampio slargo che ospita, durante l'estate, il punto di acquisto dei ticket per la sosta e una zona per il parcheggio a pagamento. Con la macchina è conveniente procedere ancora oltre, fino alla fine dei chioschi disposti a lato della strada. Parcheggiata l'auto, si può scendere e iniziare una tranquilla passeggiata  e una poco impegnativa salita, lunga non più di cinquecento metri, verso la maestosa torre spagnola di San Giovanni di Sinis, costruita da Filippo II di Spagna tra il 1580 e il 1610, durante la dominazione spagnola, per far fronte alle incursioni barbaresche. 

( fine prima parte)

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martedì 20 maggio 2014

Is Arutas, a small piece of paradise

La spiaggia di Is Arutas
Adatta più a chi ama il camping che a chi cerca una sistemazione in hotel (nel giro di qualche km non se ne trovano), la spiaggia di Is Arutas è un piccolo angolo di paradiso incastonato nella Penisola del Sinis. Lunga circa 4-5 km, la sua bellezza è nota ai locali, molto meno invece ai turisti che capitano qui per la prima volta. E più di qualcuno, quest'anno, ha storto il naso: com'è stato possibile che ci si sia dimenticati di questo posto da sogno nell'assegnazione della bandiera blu, da parte di Legambiente? La particolarità dell'arenile è di essere costituito non da sabbia, ma da piccoli granelli di quarzo, grandi come chicchi di riso, bianchi e colorati. L'effetto, in un paesaggio di basse rocce d'arenaria, è spettacolare (qui alcune foto e un video).
 Come arrivare: giungere a Is Arutas non è difficile (vedi la mappa del percorso). Da Cabras o da Oristano, si seguono le indicazioni per Tharros e San Giovanni di Sinis, poi s'imbocca la strada provinciale, e all'altezza del villaggio di San Salvatore, in corrispondenza dell'indicazione, si svolta a destra. Dopo circa 1,5 km, si svolta ancora a sinistra e si prosegue dritti per altri 5 km. La strada asfaltata giunge fino alla zona antistante la spiaggia, e il mare appare all'improvviso dietro una curva con un'incredibile varietà d'azzurri e di trasparenze.
L'acqua a Is Arutas
Tutela: le stupende e particolarissime spiagge di Is Arutas, Mari Ermi, Maimoni, derivano dalla lenta erosione, in epoca geologica lontana, dei giacimenti quarziferi dell'isola di Mal di Ventre. Si tratta di un capolavoro naturale non riproducibile. Negli anni, sono state oggetto di continue rapine un po' da parte di tutti, nel tentativo di portar via come souvenir questi granelli trasparenti. Per fermare queste azioni poco corrette, l'Area Marina Protetta di Sinis Mal di Ventre, istituita con D.M 12.12.1997, ha promosso diverse campagne di turismo responsabile, volte a tutelare i valori paesaggistici e naturalistici della zona. Tra questi, "Amico non portarmi via" il volantino che riporta il lamento di un granello di quarzo: "Da milioni di anni sto qui, nato negli abissi del mare, confuso tra i bianchi silenzi del Sinis. Per favore non portarmi via". 

sabato 17 maggio 2014

Gli spaghetti ai ricci di mare

Ingredienti per 4 persone:
400 gr di spaghetti
60 ricci di mare
1 ciuffetto di prezzemolo tritato
4 spicchi d'aglio
2 dl di olio extravergine d'oliva
mezzo bicchiere di Vernaccia
sale
peperoncino


Preparazione: Gli spaghetti con i ricci di mare sono un piatto tipico della cucina mediterranea, personalizzabile con prodotti genuini dell'oristanese. Servono innanzitutto una buona quantità di ricci freschi di Cabras o della marina di San Vero Milis. La varietà che qui si pesca è, come dovunque, il riccio viola (paracentrotus lividus), che contrariamente alla convinzione popolare non è la "femmina" del riccio, ma un'altra varietà rispetto al riccio nero (arbacia lixula), considerato solitamente il "maschio" (in realtà i ricci sono ermafroditi) e meno buono, in quanto quasi vuoto. Il periodo propizio per la raccolta va da settembre ad aprile, e come si sa, si tratta di un'autentica leccornia in grado di impreziosire con il proprio sapore numerosi piatti. 
Per iniziare, tagliare i ricci e prelevarne con cura la polpa, poi preparare un soffritto in padella con aglio, olio d’oliva e prezzemolo nelle quantità indicate, facendo indorare l’aglio. Versare quindi circa mezzo bicchiere o poco più di Vernaccia, che rispetto al vino bianco è una scelta più tenue e delicata. Lasciare raffinare il tutto per qualche minuto, aggiungendo un pizzico di sale. Nel frattempo portare a cottura, al dente, gli spaghetti, scolarli, e aggiungerli al brodino fatto in padella, avendo cura di girarli e farli amalgamare al brodino appena preparato. A questo punto mettere gli spaghetti nel piatto, condire con la polpa di riccio, e aggiungere un’ultima spolverata di prezzemolo ed eventualmente di peperoncino. Questo video vi illustra in modo semplice tutto il procedimento. Il risultato è assicurato, e la soddisfazione per il palato più che garantita!

Tempo per la preparazione: circa un’ora e mezza

Tempo di cottura: quindici minuti

sabato 10 maggio 2014

Vacanze in camper

Se c'è un viaggio che fa venire in mente l'avventura, il fai da te e la creatività, è sicuramente la vacanza in camper. 
Niente obblighi, come ad esempio dover tornare la notte a dormire in hotel, ci si muove con la casa appresso :) , e neppure si deve seguire con pazienza e disciplina un programma di viaggio. 
In camper, al contrario, ci si può tranquillamente permettere una deviazione dall'itinerario prestabilito, e un fuori programma al quale in principio non si era pensato, per un semplice gusto di libertà. 
E non si è neppure assillati dalla data del rientro, con i giorni che scorrono pigri sul calendario, dato chi sceglie di spostarsi in autonomia di solito pianifica per tempo, e quindi ha scelto ritmi più lenti.
Sono poi molto interessanti i contenuti social della vacanza, specie se si sceglie un campeggio, ci si sposta in famiglia, e non si è viaggiatori solitari da film. Che poi anche questa, a pensarci, è un'idea stimolante o potrebbe esserlo per qualcuno.
Certo, in tempi di crisi e caro benzina, viaggiare in camper può essere costoso. Sarà per questo che in Sardegna di camper negli ultimi anni ne ho visti sempre di meno. C'è da fare il trasporto in nave e questo può incidere in modo importante nel budget di una famiglia.
Eppure, alla fine degli anni ottanta e all'inizio dei novanta, i camperisti nella bella stagione erano ancora parecchi, segnalati spesso da targhe teutoniche su mezzi di trasporto a volte datati, come il mitico pulmino Volkswagen ritratto nella foto, meglio se giallo sabbia. 

Per chi capita in provincia di Oristano, ecco un elenco di alcune aree di sosta per camper, senza pretesa di completezza:

Oristano - punto di sosta e camper service in via Donaldo Petri (parcheggio Stadio comunale) e V.le Repubblica (Zona Sa Rodia);
Arborea - area di sosta e camper service lungo la Strada n°26, pineta e lungomare comunale;
Marina di Cabras -ingresso spiagge di Is Arutas San Giovanni, punto di sosta;
Ghilarza - campo service SS131 direzione Nuoro;
San Nicolò Arcidano - area di sosta e camper service presso la zona sportiva;
San Vero Milis - camper service sul lungomare Putzu Idu Mandriola;
Santu Lussurgiu - area di sosta e camper service presso il parco di san Leonardo;
Sennariolo - area di sosta e camper service Loc. Colle di Santa Vittoria 

Chi conoscesse altri punti di sosta può segnalarli commentando quest'articolo, chissà che i camperisti non tornino da queste parti.   

sabato 3 maggio 2014

San Leonardo di Siete Fuentes

A 6 km circa dall'abitato di Santu Lussurgiu, si trova la bella frazione di San Leonardo di Siete Fuentes. Ottima per scampagnate primaverili ed estive, vi sorge un bellissimo parco con tanti olmi e lecci e vi si trovano le sette famose sorgenti, le cui acque sono molto note.  
Sulla chiesa di San Leonardo, si trova la croce di Malta, emblema dei cavalieri di Gerusalemme, che per conto della Chiesa qui svolsero fino al 1500 attività di apostolato e assistenza, ricovero, funzioni ospedaliere. Essa viene citata nel 1341 come appartenente all'Ordine degli Ospedalieri gerosolimitani, e presenta nella facciata due fasi costruttive, una che risale alla prima metà del XII secolo, e una seconda che ha prodotto un ampliamento verso sinistra, nel sec. XIV. Dell'ospedale gerosolimitano, dove pare sia morto nel 1295 Guelfo, figlio del conte Ugolino della Gherardesca, non resta invece traccia. 
Siamo a quasi 700 m., quindi in piena collina, quindi se scegliete di fare tappa da queste parti dovrete coprirvi un po' anche se ci capitate nel periodo più caldo. La zona è gestita da una cooperativa ed è dotata di parcheggio. Sicuramente il luogo è molto indicato per gli amanti della natura, ed è ideale per scattare delle foto.
A giugno si svolge a San Leonardo la fiera regionale del cavallo, un appuntamento nel quale vengono presentati e venduti dagli allevatori cavalli di tutte le razze, in concomitanza con la festa che onora il santo che da il nome alla borgata. 

mercoledì 23 aprile 2014

L'isola di Mal di Ventre

L'isola di Mal di Ventre (foto Flickr)
A circa quattro miglia e mezzo dalla costa di Oristano, si erge, bella e solitaria, una delle più suggestive isole minori di Sardegna e d'Italia, l'isola di Mal di Ventre. Detta anche del "malu entu" (ovvero, del vento cattivo, talvolta il maestrale vi soffia impetuoso) è un isolotto di poco più di un km quadrato di estensione (qui una mappa). Il suo punto più alto sul mare è il faro interno, a 18 m. Insieme allo scoglio detto del Catalano, costituisce l'unico affioramento di una qualche entità al largo della costa oristanese. L'isola di Mal di Ventre è un paradiso ambientale di rara bellezzaricoperta da una bassa macchia fatta di cisto, lentisco, rosmarino e tamerici è priva di insediamenti umani e popolata unicamente da tartarughe, lepri, e numerosi tipi di uccelli che vi nidificano. L'eccezionalità dei valori naturalistici ha fatto sì  che sia stata inclusa nell'Area marina protetta del Sinis
Scogli all'isola di Mal di Ventre (foto Flikr)
Un po' di storia: Si differenzia dai vicini litorali sardi per essere costituita non da rocce calcaree ma da granito porfirico, il cui lento disgregarsi ha formato, in un'epoca geologica ormai lontana, i fondali quarziferi delle spiagge di Is Arutas, Mari Ermi, Maimoni. Le uniche testimonianze di presenza umana sull'isola sono individuabili nella presenza dei resti di un nuraghe, presso cala del nuraghe, e dei muretti a secco delle capanne usate durante l'inverno dai pastori per custodirvi le greggi, a cala dei pastori. Invece, a cala del relitto, a meno di un miglio dalla spiaggia, si trova il relitto di una piccola nave da cargo del dopoguerra, che trasportava alimenti. Oggi, chi pratica immersioni può ammirare lo scafo quasi intatto dell'antica imbarcazione (qui un video), sopraffatto dalla vita marina: murene, scorfani, saraghi e flessuose alghe lo abitano. Nel medioevo, l'isola di Mal di Ventre divenne un covo di pirati, si racconta che nel '500 molti sardi furono catturati e rivenduti al mercato degli schiavi di Algeri. Qualche anno fa, ha subito l'occupazione da parte di alcuni indipendentisti sardi, che hanno proclamato in maniera pacifica, ma infruttuosa, la repubblica di Malu Entu. 
Come arrivare e cosa fare: numerosi operatori della zona organizzano, specie nel periodo estivo, escursioni giornaliere all'isola di Mal di Ventre. Le imbarcazioni partono dai centri di Mandriola, Putzu Idu, e dal porticciolo turistico di Torregrande. Il viaggio all'isola vi consentirà un'esperienza sensoriale d'altri tempi, nelle numerose piccole spiagge circondate da scogli dalla forma curiosa e scenografiche insenature. 

lunedì 21 aprile 2014

Oristano, città giudicale


Un giro a piedi per Oristano, bella cittadina che già nell'Ottocento colpiva i suoi visitatori per i suoi tratti vagamente orientaleggianti,  non può che iniziare dalla centralissima piazza Roma. Qui si trova la Torre di San Cristoforo, fatta erigere da Mariano II nel 1290. 
Durante il periodo giudicale (1070-1410), la torre rappresentava l'ingresso alla città. L'accesso era dato probabilmente da un ponte levatoio, azionato da argani che si trovavano al secondo piano, e da una seconda porta a battenti. 
Il cuore del centro storico di Oristano, da anni quasi  del tutto pedonalizzato, è rappresentato dalla Piazza Eleonora, alla quale si giunge percorrendo Corso Umberto (via Dritta), dove sorge la statua eseguita dal fiorentino Achille Cambi nel 1881, e dedicata alla memoria di Eleonora d'Arborea (1347-1403), la famosa giudicessa. A lei si devono la Carta de Logu e l'ultimo fiero periodo d'indipendenza del Giudicato d'Arborea
Alla propria destra ci si trova il Palazzo degli Scolopi, sede attuale del Comune. Molte sono le cose da vedere proseguendo il tour da questo slargo. Poco distante ad esempio, in Via Sant'Antonio, si trova la neoclassica Chiesa di San Francesco, convento dei frati francescani, costruita nel periodo che va dal 1841 al 1847 dal cagliaritano Gaetano Cima. Al suo interno, si trova il suggestivo Cristo Crocifisso detto di Nicodemo, una scultura lignea che rappresenta la massima espressione della cultura catalana in Sardegna e risale al Quattrocento.

Continuando la nostra lenta passeggiata verso via Duomo, dopo cento metri ci  imbattiamo nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove si dice trovassero sepoltura i Giudici. Oltre c'è Via Vittorio Emanuele, che prima era chiamata "ruga mercatorum" perché vi si teneva il mercato. In piazza Mannu hanno sede le carceri, in luogo delle quali nel Medioevo sorgeva la residenza giudicale. Da qui, per tale ragione, inizia tuttora la discesa della Sartiglia, l'evento più importante del Carnevale in provincia di Oristano. 
Alla fine di piazza Mannu, si trovava un tempo Porta Mari, che rappresentava l'ingresso meridionale alla città fortificata. Poiché gravemente danneggiata è stata abbattuta all'inizio del Novecento. 
Il tour può concludersi nei punti di confluenza tra Piazza Mariano e e la via Mazzini, presso la Torre di Portixedda. Quest'ultima può essere raggiunta ritornando in Piazza Roma e percorrendo tutta Via Garibaldi. Nel suo aspetto attuale l'edificio, che univa la cinta muraria di nord-est con quella sud-est, è un torrione circolare che risale alla dominazione spagnola. Tuttavia al suo interno sono state rinvenute fondamenta quadrate che ne fanno assegnare la primitiva costruzione al periodo di Mariano II.     

venerdì 18 aprile 2014

Il rito de "Su Scravamentu"


Ieri, in molte località dell'Isola, sono proseguiti i riti dedicati alla Settimana Santa, durante la quale si ricordano, attraverso le celebrazioni religiose, gli ultimi giorni di vita di Gesù fino alla Resurrezione il giorno di Pasqua.
In particolare, di Venerdì Santo, le funzioni ecclesiastiche sono dedicate al racconto della Passione e morte di Cristo e all'adorazione della Croce. La liturgia della parola segue il vangelo di Giovanni. 
E' tradizione, in molti luoghi, effettuare in questo giorno la Via Crucis per ripercorrere il cammino con la Croce di Gesù verso il Calvario. Alla sera, al termine del racconto evangelico e della funzione, le Confraternite, impersonando i discepoli, procedono al pio rito della deposizione di Gesù dalla Croce e della sepoltura, detto in sardo Su Scravamentu. Questa usanza è di grande impatto scenico e teatrale, e viene vissuta con grande devozione dalle diverse comunità.

(Foto: flikr)

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